www.filosofia-ambientale.it

il primo sito in Italia dedicato alla:

filosofia ambientale: scienza, ecologia, etica, politica e teologia dell'ambiente

 

home page


Libri: recensioni e segnalazioni

 

Inoltre: Piergiacomo Pagano "Filosofia ambientale"
Piergiacomo Pagano: "Alla scoperta dell'uomo"

 

 

 
 

 

Gary Snyder,
"Nel mondo poroso"
recensione di
 Guido Dalla Casa

 

P. Pagano

Storia del pensiero biologico evolutivo

Edizioni ENEA 2013

Scaricalo qui gratuitamente

guarda altre notizie

The history of thought
on biological evolution


2013
Piergiacomo Pagano

Read more

Buy the paperback version  

 

Magnitudo Emilia

 

Etiche dell'ambiente
voci e prospettive

 

La Persona nelle Filosofie dell'Ambiente

Alessandro Poli (a cura di)

2012

Limina Mentis Editore

 

 

 

è uscito il libro

"Guida multietnica degli uccelli delle foreste subantartiche dell'America del SUd"

Ricardo Rozzi e collaboratori

 

 

La Politica Propositiva

Piergiacomo Pagano

2012

Limina Mentis Editore

clicca qui

Sviluppo sostenibile, 
Discipline a confronto in cammino verso il futuro

Fabio Fineschi (a cura di)

2011

ETS

 

Verso una prospettiva ecocentrica

Matteo Andreozzi

2011

leggi

Dall'ecologia all'ecosofia

Luciano Valle

2011 

   

 

Filosofie dell’ambiente
Natura, etica, società

Serenella Iovino

Carocci
2004 p.151, € 14.60

 

Le ragioni di una cultura dell'ambiente, attenta alle relazioni tra mondo umano e mondo naturale non-umano, non hanno bisogno di essere chiarite: sono sotto gli occhi di tutti sotto forma di "crisi ecologica" già da diversi decenni. Nella stagione delle etiche applicate, una riflessione morale su questi argomenti s'impone come una nuova frontiera della vita comune, uno stimolo a rivedere i nostri modelli e stili di vita. Ma il pensiero dell'ambiente non si muove solo sul territorio della morale e del valore. Discipline come la sociologia, le scienze cognitive, la letteratura e la critica letteraria, l'estetica, la storia delle idee contribuiscono a mettere in discussione la struttura della società e il concetto stesso di progresso, offrendo una lettura trasversale del mondo contemporaneo. Con uno sguardo critico panoramico, questo libro cerca di mostrare come l'environmetal debate sia una categoria collettiva per una serie nutrita di dibattiti diversi e come le questioni in gioco siano in realtà portavoci di inattese aperture interdisciplinari. 

Serenella lovino, ricercatrice, insegna Filosofia morale alla facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Torino. È socia dell'lnternational Society for Environmental Ethics (ISEE) e membro del comitato direttivo della European Association for the Study of Literature, Culture, and the Environment. 

inserito in filosofia-ambientale.it il 22 dicembre 2004

Roberto Marchesini, Karin Andersen

ANIMAL APPEAL

uno studio sul teriomorfismo

Hybris, 2004

Dalla IIIa copertina

La tradizione umanistica ci ha consegnato un'immagine inequivocabile dell'animale come "specchio oscuro" dell'uomo, ricettacolo di tutte quelle impurità di cui l'essere umano doveva in qualche modo liberarsi nel difficoltoso cammino di emancipazione dalla natura. L'esasperazione della differenza e della estraneità dell'animale, nonché la tendenza ad appiattire la pluralità degli animali in un'unica categoria forzosamente omogenea sono stati i fondamenti della nostra cultura antropocentrica e autarchica. In realtà l'uomo si è sempre avvalso dell'alleanza culturale con il mondo animale, che gli ha fornito ulteriori strumenti di conoscenza e un vasto dizionario di modelli a cui ispirarsi. Gli animali hanno esercitato un forte appeal sull'uomo informando gran parte della sua produzione culturale ed entrando in modo attivo nei processi stessi di conoscenza. Non è più un tabù pensare che proprio attraverso l'ibridazione con l'animale l'uomo ha raggiunto le sue vette e che esiste un debito rilevante nei confronti della vasta galassia del non-umano.

inserito nel web il 21 giugno 2004

Cagno Stefano

"Quando l'Uomo si Crede Dio"

Alberto Perdisa Editore, 2003

"(. ..) L'impatto che le manipolazioni genetiche potranno avere nel mondo è straordinariamente ampliato da due strumenti ugualmente nuovi e potenti: uno strumento tecnico" rappresentato dall'informatica (che fornisce la possibilità di catalogare ed utilizzare le nuove conoscen­ze di genetica), ed uno strumento legislativo rappresenta­to dalle nuove leggi sui brevetti. Queste leggi, equivo­cando sul significato della parola invenzione, consentono di brevettare i prodotti delle manipolazioni genetiche, consentono dunque a chi si è arrogato il brevetto di riscuotere "diritti d'autore" su tutta la discendenza dell'organismo modificato. Esse consentono, in altre parole, la "privatizzazione" di ogni forma di vita esistente sul pianeta, pianta o animale, e sono la causa di una rapidissima diffusione dei "prodotti" transgenici (o geneticamente manipolatO, dovuta agli interessi economici legati al bre­vetto.

Le conseguenze di un simile processo investono non solo la salute e l'ambiente (secondo Jeremy Rifkin, noto studioso americano, vi sarà nel secolo entrante una "Seconda Genesi" del pianeta), ma anche l'economia, la politica, il benessere di uomini ed animali, i rapporti sociali del mondo intero.

È contro questa terribile alleanza tra grandi poteri industriali e scienza, è contro un'irresponsabile diffusione degli OMG (organismi modificati geneticamente) nel nostro pianeta che il libro di Stefano Cagno intende bat­tersi: con approfondimento e competenza, con chiarezza espositiva e con passione, al fine di consolidare i primi non trascurabili successi che la campagna del Comitato Scientifico Antivivisezionista, di cui egli è uno dei più attivi esponenti, ha da anni ottenuto."

dalla Prefazione di FULCO PRATESI

inserito nel web il 26 aprile 2004

Per abitare la Terra, un’educazione sostenibile

a cura di Pierluigi Malavasi

Pubblicazioni dell’I.S.U. Università Cattolica

http://www.unicatt.it/librario 
Novembre 2003

Dalla IV copertina:

“La terra può ancora accoglierci, può offrire un terreno fecondo per le nostre radici”, per l’espandersi “sostenibile” dell’umano nell’aria pura che spira nelle altezze del cielo, nella regione aperta dello spirito?
Gli studi che compongono il volume, ciascuno secondo un autonomo ed originale angolo di visuale, contribuiscono ad esplorare percorsi critici e a verificare opinioni diffuse, con particolare riferimento alla filosofia della formazione umana (M. Gennari, P. Malavasi) e alla riflessione pedagogica sull’educazione ambientale (V. Iori, L. Mortari); alle concezioni e ai principi dello sviluppo sostenibile (G. Mastino, L. Bruzzi, S. Righi, P. Galeri, C. Baroncelli, C. Birbes); all’ enucleazione di alcune prospettive emblematiche della progettazione educativa (S. Mazzata, M. Amadini, P. Stefanelli, L. Bartoli). Educare le giovani generazioni ad abitare la terra ovvero a prendersene cura e ad apprezzarne i beni, rappresenta un tema che a buon diritto può essere definito ineludibile nell’ambito della cultura contemporanea. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta, che ha condotto a un livello di degrado le cui conseguenze sono palesi e assai preoccupanti, interroga chiunque abbia a cuore l’humanum, e in modo particolare chi attende all’elaborazione e alla trasmissione del sapere o esercita un potere deliberativo in ambito politico ed economico. Un’articolata comprensione del rapporto d’interdipendenza tra il mondo naturale e le società umane è la condizione essenziale per formare ad una cittadinanza competente e responsabile, la cui promozione richiede un serrato impegno civico. Nell’attuale temperie politico-culturale, occorre intravedere la possibilità di un nuovo fondamento, di un terreno su cui poterci stabilire. “Siamo piante che debbono crescere radicate nella terra, per fiorire nell’etere e dare i loro frutti”.

Pierluigi Malavasi insegna Pedagogia generale nella sede bresciana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.



INDICE

PRIMA PARTE
1. “Enciclopedie dell’ambiente, saperi sociali e formazione dell’uomo”, di Mario Gennari
2. “Abitare. L’educazione ambientale tra scienza ed esistenza”, di Vanna Iori
3. “Coscienza ecologica, discorso pedagogico, responsabilità educativa”, di Pierluigi Malavasi
4. “La ricerca educativa nel campo dell’educazione ambientale”, di Luigina M ortari

SECONDA PARTE
5. “Sviluppo sostenibile: ambiguità e prospettive”, di Giovanni Mastino
6. “Ragioni ‘scientifiche’ per educare alla sostenibilità”, di Luigi Bruzzi e Serena Righi
7. “Uomo-ambiente per un’antropologia dell’educazione sostenibile”, di Patrizia Galeri
8. “La Carta della Terra per imparare una cittadinanza sostenibile”, di Carlo Baroncelli
9. “Un’interpretazione pedagogica della sostenibilità ambientale nella prospettiva del sistema formativo”, di Cristina Birbes

TERZA PARTE
10. “’Comunicare’ l’ambiente”, di Simone Mazzata
11. “Trans-formare lo spazio urbano: potenzialità pedagogiche della progettazione partecipata”, di Monica Amadini
12. “Co-progettare la città fin dalla scuola dell’infanzia”, di Paola Stefanelli
13. “Una ‘didattica ludica’ per apprendere e vivere l’ambiente”, di Luisa Bartoli

 

Delort Robert, Walter Francois

Storia dell'ambiente europeo

Edizioni Dedalo, 2002

ed originale: Historie de l'environnement européen 2001

p.367

Dalle copertine:

Un'opera pluridisciplinare che riprende il cammino evolutivo della storia e sottolinea, al contempo, la rilevanza di un rinnovamento in ambito storiografico. La storia dell'ambiente, o ecologia storica, non studia solo le azioni umane nel passato, né analizza unicamente le condizioni naturali e culturali che hanno influenzato l'uomo e che l'uomo ha, a sua volta, influenzato. Al contrario, uno dei suoi principa-li obiettivi è il divenire di tutti i fenomeni naturali. 
Questa "ecostoria" vuole coordinare le conoscenze attuali per studiare l'ambiente nel passato e analizzare l'interazione tra tempo, natura e storia. Essa evidenzia la straordinaria complessità delle interrelazioni tra fenomeni naturali e umani, dalla comparsa dell'uomo ai giorni nostri. La storia di tutti questi fattori, diversi fra loro ma indissociabili, e dei loro rapporti inestricabili, fa luce sulla sintesi della lunga e originale avventura europea. 

In Europa, nel corso dell'ultimo mezzo secolo, le vaghe inquietudini relative all' ambiente si sono trasformate in questioni di radicale importanza, strettamente legate alla sopravvivenza stessa dell'umanità. Tuttavia già in epoca medievale si trovano tracce di alcuni dei grandi problemi ambientati che oggi affliggono le società europee. 

 

Sergio Dellavalle (a cura di)

L'urgenza ecologica

Baldini Castoldi Dalai editore, 2003
1a ed 1998
p. 390

Si tratta di un'antologia di scritti di autori famosi tra cui P.W.Taylor, H. Jonas, Holmes Rolston e altri

Dalle copertine:

Nel corso di questi ultimi decenni, 1'ecologismo ha prodotto una serie di studi in vari campi del sapere, dai lavori degli studiosi di scienze naturali sull'impatto ambientale delle diverse forme dell'intervento umano alle riflessioni dei giuristi sull'ancoraggio istituzionale dei «diritti» della natura, dalle analisi delle politiche ambientali alle ricerche sulle motivazioni psicologiche e sulle giustificazioni morali di quello che potrebbe essere definito un «agire ecologico». Proprio su quest'ultimo aspetto si concentra-no i contributi raccolti in questo volume, il quale presenta un' ampia gamma di prese di posizione sulle diverse ragioni di tipo metafisico, religioso, prudenziale o trascendentale-comunicativo, che potrebbero essere addotte per indurre una persona - in ultima istanza ciascuno di noi - a optare per un comportamento rispettoso della natura. 
Come si vedrà, le vie scelte dai vari autori per raggiungere il fine comune sono diversissime e riflettono 1'ampio panorama della filosofia morale contemporanea. In tal senso, il volume si propone una serie di fini strettamente collegati tra di loro e tuttavia differenti. Innanzitutto esso intende documentare il dibattito all'interno dell' etica ecologista, colmando così una lacuna della pubblicistica italiana e, in parte, anche di quella internazionale. Infatti, nonostante 1'ampiezza di tale dibattito, sono rarissimi - a quanto mi è dato sapere - i tentativi di fornire una lettura «ragionata» dei suoi percorsi. 
.. .Mi è sembrato giusto offrire al lettore una gamma di proposte, perorate e illustrate da-gli interventi di alcuni tra i loro sostenitori più famosi a livello internazionale e collegate da una specie di «filo rosso» concettuale, a formare uno scambio fittizio di argomenta-zioni, all'interno delle quali il lettore potrà scegliere quelle per lui più convincenti per interrogare criticamente o corroborare le sue convinzioni. 


«...la risposta alla problematica ambientale sarà uno dei punti – certo non l’unico – su cui nell’immediato futuro si giocherà la credibilità del razionalismo, con i suoi capisaldi di libertà, giustizia e pensiero critico.
Se infatti questi tre principi non sapranno fornire ipotesi credibili per garantire la propria sopraviivenza nella forma di un’umanità pensante, allora perderanno il loro vantaggio normativo rispetto alla mera apologia dell’ “esserci” e permetteranno che ricompaia a buon diritto l’ideologia della genuflessione dell’Io di fronte alla sostanza, da sempre avversa alla coscienza critica della modernità.» 

 

Roberto Franzini Tibaldeo (ed.)

Un mondo insicuro

Prospettive di etica dell'ambiente 

L'Arciere, Dronero 2003

pp. 128, € 14,50

Il mondo in cui viviamo è sicuro? Il futuro del genere umano è in pericolo? Che cosa dire della qualità della vita sul pianeta Terra? Come si può gestire, in maniera eco-compatibile ed efficace, il massiccio sviluppo tecnologico degli ultimi due secoli? Che cosa si può fare, affinché le problematiche ambientali non contribuiscano a dilatare ulteriormente il divario che separa il mondo sviluppato dal terzo mondo? Come si possono gestire democraticamente le questioni ambientali, senza rischiare di scivolare, da un lato, in forme deresponsabilizzanti di fatalismo e, dall'altro, in decisionismi eco-dittatoriali di natura antidemocratica?

Come si vede, le questioni ambientali presentano legami stratificati con molteplici dimensioni dell'agire umano, dalla scienza, alla politica, all'economia, alle relazioni socio-culturali. Per questo stesso motivo, la loro analisi e le strategie di soluzione (o almeno di contenimento) richiedono un approccio scientifico, che sia rispettoso della complessità delle questioni e, al contempo, riesca a far convergere in maniera costruttiva le competenze e le conoscenze di diversi ambiti disciplinari.

Queste le meditazioni proposte dal recente volume curato dal ricercatore fossanese Roberto Franzini Tibaldeo ed intitolato Un mondo insicuro. Prospettive di etica dell'ambiente (L'Arciere, Dronero 2003, atti del convegno omonimo tenutosi il 25 novembre 2001 a Fossano e organizzato dal Centro Studi sul Pensiero Contemporaneo dell' Associazione Culturale Marcovaldo di Caraglio), che raccoglie contributi filosofici, scientifici, sociologici, giuridici ed economici intorno a tematiche di natura ambientale. Gli interventi concordano sostanzialmente nel delineare la necessità di trattare la questione ambientale in un'ottica interdisciplinare, prestando attenzione a questioni quali: la definizione della nozione di ambiente, in vista di una sua efficace tutela legislativa (articoli di Paola Lombardi e di Luca Davico); la delineazione di nuovi paradigmi conoscitivi che sappiano far fonte alle complesse questioni ambientali (si veda il saggio di Silvio Funtowicz); l'indicazione di nuove strategie e modalità di gestione politica e di "governance" (articolo della sociologa Bruna De Marchi); la necessità di ripensare i fondamenti filosofici della riflessione intorno alla nozione di ambiente (si veda l'intervento di Giovanni Maddalena); la necessità di reperire efficaci strumenti legislativi per gestire preventivamente problematiche ambientali e per sanzionare le loro eventuali violazioni (si vedano gli interventi dei giuristi Marco Di Lullo e di Marco Toscano); infine, la delineazione delle condizioni irrinunciabili affinché i limiti ambientali, da meri vincoli allo sviluppo economico, possano al contrario diventare fattori di incentivazione di uno "sviluppo umano sostenibile", in grado di governare la globalizzazione (saggio dell'economista Paolo Conversi).

L'idea-guida interdisciplinare che caratterizza Un mondo insicuro può rivestire il duplice ruolo di introduzione alle questioni di etica dell'ambiente e, insieme, proporsi come punto di partenza per ulteriori approfondimenti.

 

Dalla IV copertina:

UN MONDO INSICURO

Prospettive di etica dell'ambiente

Le questioni ambientali presentano legami stratificati con molteplici dimensioni dell'agire umano (scienza, politica, economia, relazioni socio-culturali) e sono uno dei punti di osservazione privilegiati per comprendere la complessità del mondo contemporaneo. Il rischio ambientale, connesso al massiccio utilizzo di tecnologie produttive, rende di grande attualità il dibattito etico sulle condizioni minime per una buona qualità della vita sul nostro pianeta. Tale dibattito è però contrassegnato da notevoli difficoltà legate all'incertezza intrinseca di questi argomenti, problemi che la scienza ha sempre tentato di risolvere riconducendo il reale ad un modello matematico-quantitativo incaricato di ridurre e semplificare le questioni. E se, invece di considerare incertezza e complessità alla stregua di ostacoli da rifiutare, si tentasse di mostrarne la fecondità scientifica ai fini sia di una comprensione più approfondita della realtà, sia dell'individuazione di efficaci strategie di intervento su di essa? Questa idea di fondo, emersa con singolare nitidezza dal confronto interdisciplinare degli autori dei saggi contenuti in questo volume, può rivestire il duplice ruolo di introduzione alle questioni di etica dell'ambiente e proporsi come idea guida per ulteriori approfondimenti.

agosto, 2003

 

Giovanni Sartori – Gianni Mazzoleni

LA TERRA SCOPPIA

Sovrappopolazione e sviluppo

Ed. Rizzoli, 2003

ISBN 88-17-87173-7

Ecco finalmente un libro in cui si tratta un argomento che è alla radice dei guai del mondo e che sembra diventato tabù da più di vent’anni: la mostruosa sovrappopolazione umana che affligge la Terra. Quasi nessuno più ne parla. Perché?

Il libro è scritto con taglio giornalistico e in modo scorrevole: si legge velocemente ed è utilissimo per richiamare il problema. Se non cessa al più presto l’aumento della popolazione, ogni proposta è solo un palliativo provvisorio. Non solo, ma già oggi sei miliardi di umani sono troppi e non ci stanno sulla Terra, che non si trova in situazione stazionaria, cioè non può funzionare così per un tempo indefinito. Sei miliardi di persone possono vivere solo per un periodo transitorio, e neanche troppo lungo, perché vivono “divorando” il Pianeta.

Lo sviluppo non può essere una soluzione, almeno se lo si intende come aumento del fluire dei beni attraverso il processo produrre-vendere-consumare; anzi, lo sviluppo aggraverà i problemi della Terra.

Gli Autori sono entrambi giornalisti e ripropongono nel libro alcuni articoli pubblicati da qualche quotidiano sull’argomento in questione. Viene richiamato più volte il fatto – a prima vista sorprendente - che neanche i più accesi contestatori del “sistema” mettono in evidenza che la causa prima dei guai è la sovrappopolazione: anche per loro l’argomento è tabù!

Vale la pena riportare dal testo il seguente brano:
Per le persone di normale buonsenso il problema è che la Terra è malata di sovraconsumo: noi stiamo consumando molto più di quanto la natura può dare. Pertanto a livello globale il dilemma è questo: o riduciamo drasticamente i consumi, oppure riduciamo altrettanto drasticamente i consumatori.

Nel libro non vi sono considerazioni di tipo scientifico, ma sono riportati numerosi dati quantitativi a sostegno delle affermazioni degli Autori, che tuttavia mantengono come sottofondo filosofico una posizione completamente antropocentrica, non attribuendo alcun valore “in sé” al mondo naturale. Tutto è riferito soltanto all’umanità, e non viene evidenziato che anche questa è una delle cause dei guai.

Il testo termina con queste parole:
Si continua a sorvolare su un semplice dato di fatto: né l’ecatombe provocata dalla fame né quella derivante dall’Aids né il continuo calo della speranza di vita in Africa, scalfiscono minimamente la crescita esponenziale della popolazione. Procreare senza posa in queste condizioni significa rinnovare con alacre follia un gigantesco rito di sacrifici umani.

Guido Dalla Casa

 

Paolo Coluccia

Il tempo ... non è denaro!

Riflessioni sui sistemi di scambio locale e sulle banche del tempo

Biblioteca Franco Serantini, Pisa 2003, 
E-mail:
bfspisa@tin.it

Collana «Rovesciare il futuro», p. 142, € 14, ISBN 88-86389-79-5

Dalla IVa copertina:

La società dell'informazione offre grandi opportunità, ma presenta anche molteplici difficoltà, tra queste il divario "tra chi sa" e "chi non sa"; ponendo così il problema dell'esclusione. Una soluzione può essere l'incremento della cultura della relazione per passare da "una società di subordinati" a "una società di associati". Una forma associativa sorta negli anni '90, la Banca del Tempo, si inserisce in questo scenario aggiungendo - alle forme d'azione nello "spazio pubblico" e nello "spazio privato" - una nuova forma d'azione, quella in uno "spazio comune". Qui individui, gruppi e culture hanno la possibilità di interagire alla pari e non solo di “integrarsi”. Le Banche del Tempo e i sistemi di scambio non monetario liberano una parte del tempo della vita e soprattutto fanno capire che nella sostanza il tempo "non è denaro", capovolgendo così la forzatura ideologica dell' economicismo moderno. Un progetto locale, dunque, per "finalizzare la proposta soprattutto verso l' orizzontalità dei rapporti interindividuali e intersoggettivi", abbozzato, in itinere o presente a macchia di leopardo in varie parti del mondo, come testimoniano i saggi affidati a Internet da ricercatori e divulgatori che operano e studiano nei loro rispettivi sistemi di scambio locale riportati nell' ampia appendice.


Dal catalogo BFS edizioni

Argomenti 
Banca del tempo. Scuola del tempo. Esperienze varie di sostituzione del denaro con l’uso del tempo 

Abstract 
Il testo raccoglie una riflessione socio-economica e culturale su recenti esperienze associative, “emerse” in varie parti del mondo e da qualche anno presenti anche in Italia: le Banche del Tempo, l’esperienza della “moneta tempo” locale e della “moneta sociale”. Tutta una serie di riflessioni ambientate nel moderno scenario della società di informazione con l’obiettivo di dimostrare che "il tempo non è denaro" capovolgendo così la forzatura ideologica dell'economicismo moderno. 


Paolo Coluccia è dottore in pedagogia e ricercatore sociale indipendente, è stato animatore di un progetto di Banca del tempo in provincia di Lecce. E’ uno dei più noti e attivi studiosi italiani di interazione, scambi sociali e banche del tempo. Oltre ad alcuni saggi in varie riviste ha pubblicato: La Banca del tempo. Un’azione di reciprocità e di solidarietà, Bollati Boringhieri (2001); La cultura della reciprocità. I sistemi di scambio locale non monetari, Arianna Editrice (2002).

vedi http://digilander.libero.it/paolocoluccia 

 

Marcello Barbieri

I codici organici

peQuod, 2000
Collana “Capire la vita”

ISBN 88 87418 29 2

 

N.B. Il libro è stato tradotto e pubblicato in inglese dalla prestigiosa Cambridge University Press

vedi: http://titles.cambridge.org/catalogue.asp?isbn=0521531004 

Questo libro è consigliato a tutti, ma in modo particolare ai biologi. Dopo averlo letto vedranno la vita sotto un'altra e più ampia prospettiva

 

Dalla IV copertina:

Il codice genetico è comparso sulla Terra con le prime cellule, mentre i codici linguistici sono arrivati quasi quattro miliardi di anni dopo, quando è cominciata l'evoluzione culturale. La biologia moderna riconosce solo l'esistenza di questi due codici, il ché equivale a dire che per quasi quattro miliardi di anni non ne è stato prodotto nessun altro. Questo libro sostiene invece che oltre al codice genetico esistono altri codici organici in natura, e che la loro comparsa non solo è avvenuta durante tutto l'arco della storia della vita ma ha rappresentato le tappe più importanti di quella storia, le tappe che hanno dato origine ai grandi eventi della macroevoluzione. Il libro presenta almeno due chiari esempi di codici organici (trasduzione e splicing) ,e suggerisce che ne esistono molti altri, il ché apre alla biologia un intero nuovo campo di ricerca. Il problema dei codici organici, pertanto, è innanzitutto un problema sperimentale e prima o poi i biologi dovranno fare i conti con questa .realtà. Appena ci si rende conto che i codici organici esistono, però, la natura appare sotto una luce completamente diversa ed è per questo che il libro presenta anche una nuova teoria della vita. Se i codici esistono allora hanno avuto una origine e una storia, e fare a meno di loro nell'evoluzione biologica sarebbe come ignorare le regole grammaticali nell' evoluzione del linguaggio.

Ma il libro non si limita a dire che i codici organici esistono. Un altro punto critico è capire perché esistono. Poteva la natura farne a meno o sono ingredienti indispensabili? Per rispondere a questa domanda il libro propone un modello matematico dell'epigenesi che descrive come fa un sistema ad aumentare la sua complessità, e dimostra che ciò è possibile solo se il sistema possiede codici e memorie. Questo permette di concludere che i codici organici e le memorie organiche sono componenti fondamentali di tutti gli organismi viventi, e ciò trasforma radicalmente le nostre idee sulla vita. Il libro, in breve, invita i biologi a prendere atto dell'esistenza dei codici organici e a meditare sulle conseguenze teoriche di questo straordinario fatto sperimentale.

Marcello Barbieri è stato ricercatore al MedicaI Research Council di Cambridge (UK), ai National Institutes of Health a Bethesda (USA) e al MaxPlanck- Institut flir Molekulare Genetik a Berlino. Ha insegnato Fisica Medica, Embriologia Molecolare e Biologia Teorica rispettivamente presso le Università di Bologna, Sassari e Torino e attualmente insegna Embriologia all'Università di Ferrara. È presidente della Associazione Italiana di Biologia Teorica e direttore della rivista «Systema Naturae-Annali di Biologia Teorica». vedi: http://www.biologiateorica.it 

 

Pasquino Paoli

Il fantasma nella macchina 
(origine, natura e evoluzione della coscienza)

 

Edizioni Polistampa, http://www.polistampa.com

ISBN 88-8304-411-8; €12

 Dalla IV copertina:

La tesi presentata in questo saggio è una proposta di risoluzione del secolare enigma della coscienza e delle sue domande fondamentali.

Secondo questa tesi, i fenomeni coscienti sono il prodotto di una forma di simbiosi apparentemente paradossale: una simbiosi “gene”-“fenotipo” interna all’organismo.

 Dalla II copertina

Per “coscienza” si intende oggi un ampio e variegato insieme di fenomeni, dal pensiero consapevole, ai vissuti emozionali, al sentimento, alle varie sensazioni soggettive come provare dolore o piacere o anche gustare, vedere, udire. Tutti fenomeni che sono vissuti dal soggetto in forma esclusiva e assoluta, cioè non trasferibile in quanto tale all’osservatore esterno. La coscienza è uno dei grandi interrogativi irrisolti. Le discipline attualmente coinvolte nella questione sono molte: filosofia della mente, intelligenza artificiale, psicologia umana e animale, psichiatria, neurologia:.

Nel presente saggio, i contributi di queste discipline vengono passati brevemente in rassegna per individuare gli aspetti e le tematiche che specificano il quadro della questione coscienza. La tesi presentata è una proposta di risoluzione globale delle domande fondamentali sulla coscienza: “che cos’è”, “a che serve”, “come funziona” e “qual è la sua origine” nell’ evoluzione biologica. I fenomeni coscienti, secondo questa tesi, sono il risultato di una forma di simbiosi apparentemen­te paradossale: una simbiosi “gene”- “fenotipo” interna all’ organismo, con scambio di utili fra le unità simbiontiche, dove, in particolare, il “fenotipo” ricava in cambio di sue “prestazioni” nei processi dell’elaborazione comportamentale, dei

premi endogeni (percepiti dall’individuo come stati soggettivi, ad esempio, di piacere, di dolore, di gusto, ecc.). Partendo da questo nucleo di concetti è possibile interpretare in modo nuovo le emozioni e il pensiero cosciente e stabilire con più chiarezza quale sia la differenza tra processi consci e processi inconsci e quale possa essere la loro reciproca interazione. E inoltre possibile definire l’“io”, inquadrandolo come il prodotto dell’ evoluzione del “fenotipo” della simbiosi interna, e indicare infine quale possa essere l’origine e la natura del libero arbitrio, secolare questione irrisolta.

 

Pasquino Paoli, biologo del CNR, si occupa di problematiche evoluzionistiche generali e di analisi dei processi evolutivi e di adattamento in particolari gruppi animali.

 

 

Danilo Dalla Torre

salvare il creato per una nuova epoca di benessere

un percorso economico-filosofico nella costruzione dello sviluppo sostenibile

 

Edizioni Goliardiche, 2002, € 12.95

dalla QUARTA DI COPERTINA

Dobbiamo rinunciare a qualunque idea o speranza di "miracolo economico"? No. Anzi, dobbiamo perseguirla, oggi più che mai. In campo economico c'è sempre bisogno di una "frontiera", di un progetto "alto", del vagheggiamento di un "miracolo" che ecciti l'immaginario e le energie della gente. Questo nuovo miracolo economico non avrà, non potrà evidentemente assumere i caratteri quantitativi del famoso boom degli anni Sessanta. Dovrà avere, nella sfera della produzione e nella sfera del consumo, quelli qualitativi della sostenibilità ambientale e dell'eco-efficienza, e sarà un "miracolo" nel vero senso della parola, cioè dell'evento prodigioso e provvidenziale che avviene nel momento di massimo pericolo, perché consentirà di arrestare una minaccia di proporzioni gigantesche, che già in misura sensibile avvertiamo tutti: la distruzione della nostra unica casa, la terra.

Proprio partendo da questa idea il libro affronta, agilmente, i punti più importanti della sostenibilità, come, ad esempio, le origini filosofiche della crisi ecologica, il ruolo dell'industria, della finanza e dell'agricoltura (Specialmente quella biologica) con il nodo biotecnologie. Soffermandosi in particolare sul tema cristianesimo-economia-ecologia. Con lo scopo di recuperare quel rapporto, non solo metafisico, tra l'uomo e la terra, che ci consentirà di salvare il creato per una nuova epoca di benessere.

Danilo Dalla Torre laureato in filosofia svolge attività di consulente di banca. Studioso di temi di etica ambientale ed economica, con particolare attenzione all'ottica cristiana, collabora con la cattedra di Bioetica dell'Università di Urbino. Collabora inoltre con il "Centro Culturale Humanitas" di Conegliano Veneto. 
E-mail: dallatorredanilo@yahoo.it 

inserito nel web nel gennaio 2003

 

S. Pignatti - B. Trezza

ASSALTO AL PIANETA

 

Bollati Boringhieri, 

febbraio 2000 - pag. 301 –
ISBN 88-339-1216-7
Prezzo di copertina: Euro 29,95

     Il libro è scritto in linguaggio scientifico, ma risulta di facile comprensione anche ai non-specialisti. E’ forse la prima volta che, dopo alcune premesse e definizioni per la migliore comprensione del testo, viene dimostrato che l’attività produttiva propria della civiltà industriale è impossibile perchè incompatibile con il funzionamento della Terra. La trattazione è condotta servendosi della teoria dei sistemi ed esaminando i flussi di energia e di entropia nei vari sottosistemi interessati, oltre che i cicli delle principali sostanze in gioco.
     Nel testo viene anche evidenziato il sorpasso, avvenuto a cavallo del 1970, dell’energia di origine tecnologica rispetto a quella della fotosintesi, ma “Non si tratta soltanto di una questione di quantità: infatti l’output del processo fotosintetico è costituito da ossigeno e molecole biologiche, completamente compatibili con i processi dei viventi e riciclabili. L’output derivante dall’uso dell’energia industriale, invece, è formato da scorie e da inquinanti atmosferici. La produzione di energia tecnologica continua ad aumentare secondo il modello esponenziale." (pag. 194). 
     Secondo gli Autori, non sarà la scarsità di risorse a causare l’inevitabile arresto dello sviluppo: il fatto essenziale è che il sistema produttivo, che è riconducibile ad un’unica variabile (il denaro) e funziona come un sistema prossimo all’equilibrio termodinamico, non può in alcun modo integrarsi in un sistema complesso che funziona in condizioni stazionarie e lontane dall’equilibrio come la Biosfera, il cui modo di funzionare è analogo a quello dei singoli sistemi viventi.
     Il sistema produttivo ha destabilizzato le capacità omeostatiche della Biosfera, che non è più in grado di riportarsi in condizioni stazionarie: il testo ne spiega chiaramente i motivi. Ma non è soltanto la crescita a provocare i guai: le modalità stesse del produrre-vendere-consumare, anche se non vi fosse crescita permanente, causerebbero ben presto il collasso del sistema Biosfera, con la fine delle sue capacità di autoregolazione.
     Un capitolo è dedicato ai rischi che comporta l’accettazione del mito dello sviluppo sostenibile. A pag. 267 si legge: “Trattare la sostenibilità come un problema di risorse scarse è dunque un’impostazione fuorviante che, potendo venire facilmente confutata, può addirittura venire utilizzata come alibi da chi vuole negare il problema”. E all’inizio del Cap. 6: “Il punto centrale è, invece, il superamento della cultura scientifica riduzionista”.
     Gli Autori si rendono perfettamente conto della natura utopistica di qualunque proposta idonea ad evitare il fenomeno di disarticolazione della Biosfera: il cambiamento culturale richiesto sarebbe di portata così vasta, che forse non si riesce neppure ad immaginare, almeno se si mantengono le premesse considerate ovvie dalla cultura occidentale (fra cui la visione dualistica del mondo).
     Se consideriamo l’uomo in una posizione particolare e tutto il resto della Biosfera come il suo ambiente, non si potrà certamente uscirne.
L’uomo è una parte inscindibile dell’ ecosistema, che è unico: si tratta di vedere la nostra specie non come “abitante di una casa”, ma come un organo, o un gruppo di cellule, di un unico Organismo: ogni attività che disarticoli i cicli vitali dell’Organismo porterà alla distruzione anche qualunque suo organo.

Guido Dalla Casa

dicembre 2002

Guido Dalla Casa è contattabile alla e-mail guido1936@interfree.it

 

Osvaldo Pieroni

 

Fuoco, Acqua, Terra e Aria

Lineamenti di una sociologia dell'ambiente

 

 

Carocci, Roma, 2002, p. 334, € 24.00

 

Dalla IVa copertina:

Sociologia

La crisi ecologica e i rischi globali connessi alle decisioni delle società della tarda modernità evidenziano che la relazione fra società
e natura non può più essere interpretata in termini lineari
e strettamente positivistici. Questo libro offre un'originale prospettiva sociologica attraverso cui emergono alcuni dei temi oggi più rilevanti a livello globale e alcuni dei problemi più impellenti
tanto sul piano ambientale quanto su quello sociale.
Il volume si articola in tre parti. Nella prima viene ripercorsa
la breve storia della sociologia dell'ambiente e vengono affrontati problemi di definizione concernenti la relazione, da un lato,
fra natura e società e, dall'altro,
fra scienze naturali e scienze sociali.
Nella seconda parte i tradizionali elementi originari
vengono osservati alla luce del mutamento ambientale e sociale. Nella terza parte, infine, i movimenti sociali
e i comportamenti ambientalisti vengono interpretati
nel quadro della tarda modernità e della crisi ecologica.

Osvaldo Pieroni è professore straordinario di Sociologia dell'Ambiente presso l'Università della Calabria. E' presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Discipline Economiche e Sociali per la cooperazione, lo Sviluppo e la Pace. Tra le sue recenti pubblicazioni: "Tra Scilla e Cariddi. Il ponte sullo stretto di Messina: ambiente e società sostenibile nel Mezzogiorno" (Rubettino, 2000); "Pene d'amore: Alla ricerca del pene perduto. Maschi, ambiente e società" (Rubettino, 2002)

 

Guido Dalla Casa

 

Ecologia Profonda

 

Arianna Editrice, 2008, p. 260 ca.
Pangea Edizioni, 1996, p.184

In questo libro vengono distinti per chiarezza due tipi di ecologia:
- una “ecologia di superficie” che recepisce le idee correnti in materia, cioè la necessità di evitare gli inquinamenti e salvare “ad isole” gli ecosistemi e le specie animali e vegetali, in quanto utili all’uomo;
- una “ecologia profonda” che intacca il concetto di progresso e le idee-guida della civiltà industriale, che hanno portato all’attuale modo di vivere.
L’Autore sostiene che solo con il passaggio a una filosofia compatibile con il secondo tipo di ecologia, spesso presente nelle culture tradizionali, si possono ottenere risultati a lunga scadenza. Una nota di speranza viene da alcune tendenze nascenti in vari rami della scienza, dove è stato superato il quadro di pensiero cartesiano e meccanicista che ha portato alla civiltà industriale.
Nel testo, oltre al confronto iniziale fra i due tipi di ecologia, vengono passate in rapida rassegna alcune culture umane, attribuendo in gran parte le cause della grave situazione attuale al predominio di particolari correnti di pensiero nella cultura occidentale, che ha ormai invaso tutto il mondo.
Come azioni concrete, oltre all’adesione alle iniziative tipiche dell’ecologia di superficie, cioè i Parchi naturali e la diminuzione degli inquinamenti, si propone di diffondere il più possibile le idee dell’ecologia profonda, nella speranza che il mutamento sia così rapido da evitare fenomeni traumatici a tutto il Pianeta.
E' un libro da leggere e da meditare: si tratta di una utilissima introduzione ad una visione olistica del mondo, posta in relazione con le culture animiste e con le principali culture orientali. Un libro che certamente lascia un segno nel lettore e riesce ad affascinarlo con l'essenza dell'ecologia profonda, magari invogliandolo ad approfondire i temi specifici attingendo dalla ricchissima bibliografia.

Nella nuova edizione (Arianna, 2008) vi sono diversi ampliamenti sostanziali:
- Sono riportate le nuove acquisizioni e i risultati della scienza nel campo della dinamica dei sistemi e dell’emergenza dei fenomeni mentali;
- Sono aggiornate le indagini sui limiti dello sviluppo;
- Nel quadro di pensiero dell’ecologia profonda, vengono accennate alcune questioni filosofiche di fondo, come il libero arbitrio, l’evoluzione, la posizione della nostra specie in Natura, la fine delle certezze;
- Sono riportati integralmente:
* il “Manifesto per la Terra” di Ted Mosquin e Stan Rowe
* la Piattaforma dell’Ecologia Profonda, in otto principi, di Arne Naess e George Sessions.


Il libro è in vendita:
- nell’edizione 1996 come libro tradizionale a stampa (disponibile subito);
- nell’edizione aggiornata e ampliata dell’Arianna Editrice (260 pagine) come e-book con il titolo “L’ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo”
(a partire da giugno-luglio 2008).

Può essere ordinato inviando una mail a:
ordini@macrolibrarsi.it oppure per telefono al n. 0547-346317 Fax 0547-345091
Per posta a: Golden Books s.r.l.–Via Savona 70 –47023 DIEGARO di CESENA (FC) Consultare il sito www.macrolibrarsi.it


Guido Dalla Casa è contattabile alla e-mail guido1936@interfree.it 

 

Michele Vignodelli

 

Signori della Terra?

Lo sviluppo delle civiltà visto dall'ecologia umana

 

Anima Mundi Editrice, 2002, p. 80, €5

Nota importante:
il libro si può avere solo ordinandolo presso l'editore
http://www.animamundi.it/html/comunicazione/editoria/signoriterra.htm

Dalla IV copertina:

Un indiano guarda un colono bianco mentre con il suo aratro sta lavorando nella prateria ancora vergine. L'indiano, in modo inespressivo, guarda come le zolle vengono spaccate e rivoltate, con le radici all'aria. Dopo un po' il colono si ferma e chiede all'indiano: "beh, che ne dici?". L'indiano risponde: "in superficie c'è la parte sbagliata".
In effetti ora sappiamo che questa saggezza vedeva giusto, molto al di là dell'aspetto puramente agro-ecologico. Un gran numero di prove emerse negli ultimi venti anni dall'archeologia, dalla biologia e dalla antropologia rivela l'esistenza di un meccanismo inquietante dietro la nascita e lo sviluppo delle civiltà agricole.
Questa nuova immagine emergente di noi stessi e della nostra cultura viene qui sintetizzata in una prospettiva storica che cancella ogni retorica del "progresso".
Attraverso di essa si può distinguere con chiarezza la tecnologia "buona", che ci libera, da quella disumana, protesa ad asservirci, con particolare riferimento all'ingegneria genetica e alla comunicazione.

 

Presentazione dell'Editore

Forse qualcuno di voi avrà in mente lo straordinario testo di lvan Illich che in Italia è stato tradotto dalla Red Edizioni con il titolo "La Convivialità".
In quelle pagine esemplari veniva proposta una sommessa rivoluzione nel modo di considerare il rapporto tra uomo e strumento, da cui emergeva chiaramente un profilo della post-modernità contraddistinto dal tratto beffardo della schiavitù. A ridimensionare definitivamente la pretesa di grandeur dell'homo occidentalis. Le macchine, i sistemi di sicurezza e/o di sostegno della nostra precaria condizione umana hanno superato da tempo la soglia dell'utilità e si sono saldamente assestate al timone degli eventi e della Storia. Da lì, sferzano le nostre schiene piegate dalla corsa al progresso.
Vignodelli si pone senza soluzione di continuità nella traiettoria disegnata da lllich e propone una rileftura molto particolare dei fatti nostri, dallo sviluppo dell'agricoltura alla nascita della società moderna. Non ci traggano in inganno le tinte a volte fosche dei suoi passaggi e il tono evidentemente preoccupato delle sue sempre circostanziate riflessioni: se questi tempi possono portare qualcosa di utile al nostro cammino, è proprio la capacità di suscitare pensiero, attivare risorse progettuali innovativi per un mondo altro che non aspetta altro che ci si scuota tutti da un'inerzia comoda quanto pericolosa.

Michele Vignodelli è un naturalista esperto in ecologia vegetale ed etnobotanica.
Ha pubblicato diversi lavori scientifici, il più importante dei quali é l'Atlante delle felci dell'Emilia Romagna, di cui è coautore (Regione Emilia Romagna, 2001).
Recentemente ha esteso le sue riflessioni ai risvolti storico-filosofici del problematico rapporto uomo - mondo vegetale, tema su cui ha pubblicato il libro "Signori della Terra? Lo sviluppo delle civiltà visto dall'ecologia umana" (Anima Mundi editrice, 2002). Attualmente è responsabile della sezione WWF di Bologna.

Michele Vignodelli è contattabile alla e-mail michele.vignodelli@iol.it 

 

Hans Jonas

 

Sull'orlo dell'abisso

 

 

 

Einaudi, 1993

p.146

 

Dalla 4a copertina

Nelle dieci interviste-conversazioni di cui si compone il volume, Jonas riflette sui grandi problemi della bioetica con un linguaggio sintetico e accessibile.
Al centro del suo pensiero sono i dilemmi cruciali dell'eutanasia, la coscienza sofferta di una crisi ecologica che devasta e altera la vita sul pianeta, l'urgenza di costruire un nuovo rapporto tra uomo e natura fondato su basi paritetiche in cui la responsabilità verso gli esseri umani si coniughi con una responsabilità, altrettanto condivisa, nei confronti della natura.
La ricerca di Jonas ci conduce, in questo breve ma intenso viaggio filosofico, nelle profondità stesse dell'esistenza, a una nuova dottrina dell'essere che diventa visibile nella vita delle piante e degli animali e giunge al suo scopo finale nella vita degli uomini.

Commento:

Utili riflessioni di un filosofo, interessato ai grandi temi della bioetica e del rapporto uomo-natura, che ha osservato con sguardo attento e critico i profondi mutamenti avvenuti nel secolo appena concluso. Stimolanti le riflessioni, tante le questioni aperte, ma pochi i consigli pratici e vaghe le indicazioni concrete. 
Lascia la bocca amara (anche per le sue previsioni, spesso pessimistiche -non a caso il titolo!!-) a chi, come me, spera ancora che si possa correggere il tiro!

 Michele Cardaropoli, settembre 2002

 

Tullio Regge, Maurizio Pallante

 

 

Scienza e ambiente

 

 

Bollati Boringhieri, 1996

 

p. 143

Dalla 4a copertina

Sono qui raccolti in modo piano e con ricca esemplificazione concreta i risultati della riflessione che i due autori conducono insieme da anni nell'ambito del Comitato per l'uso razionale dell'energia (CURE).
Partendo dal presupposto che non si può porre rimedio agli effetti disastrosi del progresso rinunziando al progresso, Regge e Pallante affrontano nell'ordine i problemi della riduzione del consumo delle risorse, dell'uso razionale dell'energia, della riduzione dell'impatto ambientale dei processi di produzione, delle interazioni e delle combinazioni incontrollate tra le varie forme di inquinamento per porre infine la questione dei beni di consumo.
A differenza di certo generico fondamentalismo ambientalista, in questo libro non si attaccano la scienza e la tecnologia in quanto tali, ma la concezione limitata che se ne ha in occidente da Bacone in poi, come strumento di dominio dell'uomo sulla natura. Al contrario, per Regge e Pallante, è solo dalla scoperta scientifica e dalla innovazione tecnologica che potrà venire un cambiamento di indirizzo, se si sapranno incanalare le tendenze del mercato in senso opposto a quello distruttivo tuttora prevalente nei paesi sviluppati e dilagante in maniera incontrollata nel Sud del mondo.

Commento:

Molto interessante per l'approccio concreto ai problemi affrontati e per la capacità di cogliere i reali impedimenti e di indicare valide alternative alla loro risoluzione . Scritto in modo semplice e con l'imparzialità politica che contraddistingue (o meglio, dovrebbe contraddistinguere) ogni scienziato, dovrebbe avere la massima divulgazione possibile in modo da ben indirizzare tutti coloro che lavorano nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, svegliare le coscienze assopite di chi riposa sul guanciale del consumismo e responsabilizzare chi ha il potere di cambiare le cose (mi riferisco ai politici di ogni colore!).

Michele Cardaropoli, settembre 2002

N.B.: leggi l'interessante dibattito sul termine "fondamentalista ambientale"

 

Vilma Baricalla (a cura di)

 

Natura e cultura occidentale

 

 Alberto Perdisa Editore, 2002

Dalla IV copertina:

Nel corso della storia l'uomo occidentale ha affermato progressivamente il suo dominio sulla natura. Tale percorso è stato sostenuto da una filosofia che ha concepito l'uomo come unico essere dotato di ragione e quindi come creatura privilegiata, qualitativamente superiore agli altri viventi. Nella tradizione antropocentrica della cultura occidentale l'intera creazione viene ad essere finalizzata unicamente al bene dell'uomo. E' la filosofia stoica che, con la sua visione gerarchizzata del mondo, ha contribuito, forse più di altre, ad accentuare la distanza tra l'uomo e gli animali. A fianco di questa esaltazione dell'essere umano, si è affermata la visione di una natura meccanizzata e materializzata, strumento ed oggetto ideale di manipolazione. Dal Seicento, con l'esaltazione baconiana del progresso tecnico e con l'affermársi della visione cartesiana, il destino della natura sembra infatti segnato: appiattita nell'uniformità del congegno meccanico, essa perde, al suo interno, ogni differenziazione qualitativa e ogni caratterizzazione. Questa concezione, che ha indirizzato e diretto lo sviluppo della civiltà occidentale, non è stata tuttavia incontestata. Pur vittoriosa nel corso della storia, ha incontrato voci di critica e di dissenso, Il presente volume è dedicato a queste voci alternative. Fra le tante filosofie e possibilità, di cui è ricco il bagaglio della cultura occidentale, qui, grazie al contributo di vari studiosi, ne sono state segnalate alcune.

 

Roberto Marchesini

Post-human

 Bollati Boringhieri, 2002

Le rivoluzioni informatica e biotecnologica dell'ultimo ventennio hanno modificato profondamente la nostra vita quotidiana e parallelamente la chiave di lettura di molti aspetti dell'essere biologico: la nascita, la morte, ma altresì la salute e il modo di vivere il proprio corpo. Nuovi modelli esistenziali e nuove estetiche si affacciano così sul proscenio del XXI secolo determinando slittamenti di significato nell'interpretazione dei processi in atto e nella definizione delle coordinate di orientamento. Si profila una condizione post-human di cui il libro analizza le sorprendenti modalità e i possibili sviluppi.

Superando un'ontologia improntata sulla purezza essenzialistica e sull'autarchia culturale dell'uomo si sta affermando una nuova visione del concetto di umanità fondata sulla contaminazione con l'alterità non-umana. La perfusività dell'innesto biotecnologico, l'orizzontalità del bio-realm inaugurata dall'ingegneria genetica, la connettività dei supporti tecnologici resa possibile dalla miniaturizzazione dei sistemi informatici e la sempre maggiore bio-compatibilità di interfaccia sono solo alcuni dei tratti attraverso cui si va delineando il profilo post-human. D'altro canto l'avvento di alcune acquisizioni di avanguardia come le nanotecnologie, l'ingegneria proteica, la bio-computing, l'utilizzo delle cellule staminali fanno dell'uomo un frutto ibrido in continua trasformazione e ridefinizione. In questo senso ci stiamo avviando verso una nuova stagione della poietica umana che trasforma radicalmente il concetto di hybris, da atto che offende l'essere umano a momento centrale della stessa ontogenesi.

Roberto Marchesini, 5 maggio 2002

Roberto Marchesini (Bologna, 1959), esperto di zooantropologia, è autore di molti studi e articoli sull'etologia, la bioetica, la pedagogia e la didattica ambientale.

 

Noreena Hertz

 

La conquista silenziosa 

Perché le multinazionali minacciano la democrazia.

 

 

La Hertz affronta, nel suo libro, il ruolo delle multinazionali nella società moderna. L'argomento, oggettivamente complesso, richiede un approccio che non si può esaurire nel dominio economico e politico, coinvolgendo anche, e soprattutto, l'evoluzione dei rapporti sociali e dell'educazione civica. Tuttavia la Hertz si limita a descrivere, più che ad analizzare, lo stato di fatto dell'economia mondiale, pur facendo frequenti, ma brevi, ragionamenti sulla sua influenza nel mondo politico. E' ormai noto che le grandi società, chiunque ne sia il proprietario e comunque siano organizzate, abbiano sempre esercitato un'enorme influenza sulle amminsitrazioni con cui sono venute a contatto. Ed è anche acquisito che queste relazioni non sono una novità degli ultimi due secoli. Si pensi per esempio al ruolo della Compagnia delle Indie nella colonizzazione del Sud-Est asiatico. O, per tornare ancora più indietro nel tempo, si rifletta sul peso delle corporazioni di allevatori (in un ruolo non molto dissimile dagli odierni sindacati) nella recinzione delle terre in Inghilterra nel XIII secolo, primo atto al mondo di privatizzazione di beni dello Stato. Non dovrebbero quindi stupire le manifestazioni di potenza da parte delle multinazionali nei confronti di numerosi Stati, anche molto sviluppati. Così come non è la prima volte che insiemi di persone, organizzate in vari modi, si alleano per boicottare interessi di tali proporzioni. Nondimeno la Hertz non sembra molto interessata ad approfondire le cause, né le conseguenze, di una tale organizzazione sociale, quanto piuttosto a descrivere i rapporti fra il potere economico delle multinazionali e la politica.

Massimo Esposito 18 marzo 2002

 

Jeremy Rifkin

 

"Ecocidio"
Ascesa e caduta della cultura della carne

 

Mondadori, 1a edizione 2001
traduzione di Paolo Canton
Titolo originale "Beyond Beef", 1992

La mucca è probabilmente uno dei primi animali che vengono in mente ai bambini, e non solo. Ma quanti bambini hanno mai visto una mucca, e soprattutto quanti bambini sanno che la fetta di carne che mangiano praticamente tutti i giorni è in realtà un pezzo di mucca? La domanda è in se stessa retorica e ipocrita e non meriterebbe neanche di essere ripetuta, se non fosse che Rifkin riesce a mostrare, con dati precisi e argomenti convincenti, come l'industria della carne abbia fatto tutto ciò che era nelle sue capacità perché si venisse a creare una dissociazione netta fra il bovino che tutti conosciamo, o pensiamo di conoscere, e il pezzo di carne che viene mangiato continuamente. Ripercorrendo velocemente, fin dai primi passi, la storia della comunione fra l'uomo e il bovino, Rifkin mostra come questo legame, inizialmente mistico, si sia nel tempo snaturato, fino a portare alla sua completa dissoluzione dei nostri giorni. I legami più antichi fra uomo e bovino sono però solo accennati, così come è solo abbozzato il ruolo del bovino nelle culture che si sono sviluppate al di fuori degli Stati Uniti. L'autore ha preferito soffermarsi sostanzialmente sulla storia moderna e contemporanea della relazione uomo-bovino, dalla conquista del west ad opera delle vacche (più che dei cowboy) alla nascita della prima catena di montaggio, e quindi della seconda rivoluzione industriale, nei macelli di Chicago (da cui Ford rubò l'idea per applicarla alla propria azienda), dall'impoverimento, causato anche dai bovini, dei paesi in via di sviluppo alle distruzioni ambientali provocate dai pascoli e dagli allevamenti. Tutti gli argomenti adoperati da Rifkin sono dettagliatamente documentati, e i dati forniti sono difficilmente contestabili. L'obiettivo principale dell'autore è chiaramente mostrare lo stato di fatto dell'attuale situazione, che vede la cultura della bistecca diffondersi sempre più velocemente e sempre più gravemente, a danno sia dei paesi industrializzati, afflitti dalle malattie del benessere, sia dei paesi in via di sviluppo e sottosviluppati, che sottraggono terre all'agricoltura per alimentare mandrie gigantesche di bovini, mentre le persone non hanno nulla di cui nutrirsi, fino all'ambiente, che vede la distruzione di foreste per far posto ai pascoli e la conseguente estinzione di specie animali e vegetali. Tutto questo per mangiare un hamburger da McDonald's, sempre uguale a se stesso e sempre più il simbolo principale di questa vacca mondiale.

Massimo Esposito 11 gennaio 2002

 

Baricalla Vilma 

 

"L'uomo, la bestia, i cieli"

critica all'antropocentrismo del sei-settecento

 

Edizioni ETS, 2000

Conoscendo la diffusione (nella nostra cultura) del materialismo e del meccanicismo di derivazione cartesiana, siamo portati a credere che nei secoli scorsi l'antropocentrismo fosse la visione preponderante. Il libro "L'uomo, la bestia, i cieli" di Vilma Baricalla ci mostra, invece, che tanti uomini illustri del sei-settecento la pensavano diversamente. Scienziati, filosofi, letterati, in una nutrita schiera di opere, descrivono l'antropocentrismo come una arroganza tipicamente umana. "[...] viene il dubbio", scrive Baricalla, "che la visione antropocentrica null'altro sia che un errore di prospettiva, un'illusione ottica che porta ogni vivente a credere di essere lui il centro del mondo e il fine della creazione".

D'altra parte già allora la nostra somiglianza agli altri esseri viventi viene affermata chiaramente dai pensatori più brillanti. Ad esempio, La Mettrie, precorrendo eccezionalmente i tempi, suggerisce di insegnare ad un orang-utan il linguaggio delle parole*.

Ma la critica all'antropocentrismo non riguarda solo il confronto con il mondo animale, "L'uomo e la bestia", ma si inserisce anche nel tentativo di immaginarsi un eventuale rapporto con entità extraterrestri che abitano il cosmo. "L'uomo, la bestia, i cieli", come, appunto, recita il titolo del libro. Baricalla parla dei fantastici scritti di Cyrano de Bergerac che, immaginandosi uomo al cospetto di fiabeschi abitanti della Luna e del Sole, deve dissociarsi dal genere umano per non apparire, lui stesso, un essere inferiore. Poiché noi, che consideriamo inferiori gli animali, potremmo essere considerati inferiori dagli extraterrestri.

Diversi e profondi erano i pensieri degli uomini del sei-settecento e questi di La Mettrie e Cyrano de Bergerac sono solo un esempio. Nella sua brillante panoramica Vilma Baricalla racconta di altri, scaturiti da menti quali Montaigne o Leopardi, per non citare il tanto ammirato Leibniz di cui si può leggere in un altro interessante lavoro: "Leibniz e l'universo dei viventi".

*vedi Pagano P. "Parlare con gli animali", Naturalmente, maggio 2000, pag. 54-61

Piergiacomo Pagano 2 dicembre 2001

 

 

Vilma Baricalla

 

"Leibniz e l'universo dei viventi"

 

Edizioni ETS, 1995

Le filosofie più volte alla natura, sbocciate negli ultimi 30-40 anni, hanno avuto, in passato, rappresentanti che ne hanno precorso il tempo. Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) è sicuramente un pensatore che ha lasciato una enorme eredità critica verso l'antropocentrismo. "Alla visione antropocentrica", scrive Baricalla, "Leibniz ne sostituisce una policentrica: ogni essere è, in tal senso, fine a se stesso e non dipende da altri che da Dio."

Sebbene non abbia mai, o quasi mai, espresso un'etica che indirizzasse l'uomo verso un comportamento morale, le idee di Leibniz e il suo sistema di valori, sono fonte di suggerimenti ben precisi. Nel libro "Leibniz e l'universo dei viventi" Vilma Baricalla tratta di come Leibniz concepisce Dio, il creato e l'intima essenza degli abitanti del mondo. Leibniz afferma che le monadi (unità sostanziali, elementi primi della sua metafisica) percepiscono il tutto e sono il centro rappresentativo di tutto l'universo. Esse non sono in relazione casuale fra loro, ma interagiscono in una comune partecipazione per il raggiungimento di un fine universale. L'omogeneità fra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande rende l'universo stesso qualcosa di finalisticamente strutturato. Così, anche gli organismi non sono riconducibili a semplici meccanismi, essi sono dotati di una attività psichica (percezione) anche in mancanza di una riflessione consapevole (appercezione) quale quella umana. Dio permea l'universo compreso il suo più piccolo abitante, la cui distruzione equivarrebbe ad una perdita irreparabile per l'intero universo.

Ecco quindi la lezione: "Un uomo, una pianta, un animale vanno guardati non per quelle creature contingenti, limitate, finite che sono, ma per quell'infinito che, consapevolmente o meno, l'anima di ciascun vivente reca dentro di sé."

Piergiacomo Pagano 2 dicembre 2001

 

 

Luigina Mortari

 

Ecologicamente pensando

cultura ambientale e processi formativi

 

 

Edizioni Unicopli, 1998

p.217, Itl. 24.000

 

“Ecologicamente Pensando” è un libro bello e, soprattutto, interessante. Chi vuole una disamina attenta ed equilibrata delle culture alla base della crisi ecologica non può fare a meno di leggerlo. Il suo scopo non è quello di dare soluzioni -per altro ricette semplici non ne esistono- ma è quello di sviluppare una riflessione profonda del pensiero ecologico nelle sue varie articolazioni.

Il problema della crisi ecologica può essere affrontato lasciando intatta la cornice paradigmatica della cultura Occidentale (approccio “tradizionale-riformista”) oppure cercando un ri-orientamento profondo (approccio “innovativo-strutturale”). Luigina Mortari sceglie quest’ultimo.

Il compito è difficile e complesso. Ecco allora che Mortari passa al setaccio critico le idee dell’approccio strutturale dove “si profilano correnti di pensiero con una precisa e consolidata identità ideologica” tralasciando ad altra sede una disamina dell’environmental ethics e dell’environmental philosophy perché di natura teoretica e, a parer suo, perché si mantengono lontane dall’indagare le più ampie implicazioni culturali.

In sostanza, nel 1° capitolo Luigina racconta il dibattito filosofico nato attorno alla crisi ecologica partendo dall’approccio degli ecologisti profondi (deep ecologist); nel 2° affronta il lato spirituale sintetizzato nel pensiero della “spiritual ecology”; nel 3° ricerca le cause sociali della crisi ecologica sondando quella che Murray Bookchin chiama “social ecology”; nel 4° affronta le problematiche sviluppate dall’ecofemminismo; nel 5° descrive i tentativi della radical ecology di integrare le differenti prospettive della deep ecology (che crede nel bisogno di un nuovo rapportarsi con la natura) e quelle della social ecology (la quale ritiene che la crisi ecologica sia una conseguenza delle ineguaglianze sociali nel mondo). Nel 6° e ultimo capitolo trae le somme della rassegna critica cercando di individuare i punti principali per affrontare una adeguata formazione ambientale.

Da questo studio approfondito l’autore trae due considerazioni principali:

Innanzitutto bisogna comprendere appieno l’importanza dell’analisi critica e del pensare attorno alle questioni metafisiche. Le affermazioni descrittive, sostiene, esercitano un forte potere normativo, sono cioè capaci di indirizzare i comportamenti così come è obiettivo di norme e leggi. Da questo ne segue che “La metafisica precede l’etica e si situa, quindi, alle radici di una tradizione culturale”.

Inoltre, secondo Mortari, la crisi ecologica poggia le basi su una crisi noologica. Così scrive: “l’inquinamento materiale si sostiene su un inquinamento che, oltre che più invisibile, è anche più potente, perché è all’origine di quello materiale: è l’inquinamento della cultura, nel senso che il degrado ambientale ha i suoi presupposti in una forma di inquinamento dell’ambiente noologico.”

Cosa fare dunque? Se, oggi più che mai, c’è un grande bisogno di “aver cura della mente” e di una giusta educazione “a pensare i propri pensieri” allora “un luogo fondamentale per la formazione ambientale viene ad essere il laboratorio ecologico del pensare” deputato all’apertura delle menti ed atto a coltivarvi prospettive differenti. “… è essenziale dedicare tempo al pensare intorno alle ‘questioni considerevoli’ perché il farle oggetto di un’intensa attenzione è condizione del pervenire a tratteggiare una propria versione del mondo, e quindi un proprio luogo cui attingere i criteri per abitare la terra”.

La ricerca dell’eco-saggezza, di cui tutto il libro è impregnato, porta alla conclusione che non si tratta di possedere una teoria del tutto o di guadagnare la misura definitiva delle cose, ma “nel coltivare la disposizione a conversare, sia nella sua funzione decongelante rispetto ad ogni ideologia sia nella sua funzione costruttiva del ‘fare mondi con parole’, e soprattutto mantenere aperta la conversazione fra i vari punti di vista con l’audacia di indirizzarla sempre verso nuove direzioni”.

Pochi sono gli appunti che si possono fare al libro di Luigina Mortari. La mancanza, nell’introduzione, di una ampia traccia per seguire i capitoli di cui è composto costringe il lettore ad uno sforzo in più per capirne la struttura. Inoltre, alla fine, manca un indice tematico (e, perché no, un piccolo glossario) tanto utile per muoversi più facilmente all’interno del testo. Sono, questi, piccoli accorgimenti già usati da tempo nella stesura dei testi scientifici ed ora estesi nel mondo anglosassone anche ai saggi umanistici. Sono, comunque, peccatucci veniali che non intaccano minimamente il valore del libro che resta fra i più interessanti nel panorama italiano.

Recensione di P.Pagano 18 luglio 2001

 

 

Paola Giacomoni

 

 

Il laboratorio della natura

Paesaggio montano e sublime naturale in età moderna

 

 

Franco Angeli, Milano, 2001

 

Dalla IVa copertina:

Se si presuppone la presenza di un disegno ordinato nella natura, il paesaggio montano appare come un'irregolarità, come qualcosa di difficile da spiegare dal punto di vista scientifico e da giustificare dal punto di vista teologico. Per molti secoli il paesaggio montano è stato un luogo non interessante scientificamente, ed esteticamente non significativo. Le montagne sono apparse a lungo come delle "disuguaglianze" rispetto a un ordine creduto perfetto e statico, come imperfezioni o deformazioni della crosta terrestre, loci horridi, inutili, infecondi e pericolose barriere all'azione dell'uomo.

Solo a partire dalla fine del Seicento e poi lungo il Settecento, il pensiero moderno porta con sé una sensibilità nuova che contempla l'elemento selvaggio e irregolare come esteticamente fornito di valore e scientificamente interessante. Attraverso lo studio e l'osservazione diretta, l'ambiente montano diviene un grande laboratorio all'aria aperta, un luogo cruciale, proprio in quanto "disordine", dove le diverse ipotesi sull'origine e la formazione della terra e del cosmo vengono messe alla prova. L'ordine naturale appare sempre più complesso, quanto più da vicino esso è conosciuto, e ciò spinge gli scienziati ad accettare l'idea che anche la natura ha una storia e dunque si trasforma. Contemporaneamente essa sembra svelare una nuova e più moderna forma di bellezza - il sublime - che rivaluta gli elementi dinamici e anche distruttivi, trasgredendo così le regole dell'estetica classica.

Questo studio vuole mostrare il modo in cui avviene tale passaggio di sensibilità rispetto al paesaggio montano, che è alla base dell'atteggiamento contemporaneo nei confronti della natura, attraverso l'analisi di testi di filosofi come Shaftesbury, Leibniz, Rousseau, Kant, Hegel, di scienziati come Burnet, Vallisnieri, Buffon, Scheuchzer, Volta, de Saussure, Alexander von Humboldt, e di poeti e scrittori come Haller, Goethe, e i romantici.

 

Paola Giacomoni insegna Storia della Filosofia presso l'Università di Trento. Ha pubblicato, oltre a molti articoli e interventi a convegni: Formazione e trasformazione. Forza e Bildung in W.v.Humboldt e la sua epoca, Milano, 1988, Le forme e il vivente. Morfologia e filosofia della natura in J.W.Goethe, Napoli, 1993, Classicità e frammento. Georg Simmel goethiano, Napoli, 1996, Immagini del corpo in età moderna (a cura),Trento, 1994, Femminile e maschile tra pensiero e discorso (a cura), Trento, 1995 Pensare la natura dal Romanticismo all'ecologia, (a cura), Milano, 1998.

torna a inizio pagina

 

 

Edward Abbey

 

 

I sabotatori

The Monkey Wrench Gang

 

 

meridianozero, 2001

 

Titolo originale: The Monkey Wrench Gang, 1975

 

Si tratta di un romanzo, un romanzo che ha fatto epoca ed ha ispirato una frangia di ambientalisti radicali: Earth First! (il punto esclamativo è d'obbligo).

Un medico, la sua infermiera nonché fidanzata, un reduce specializzato in demolizioni, un mormone con tre mogli: questa è la "Monkey Wrench Gang" la banda di ecosabotatori decisi a salvare, costi quel che costi, quel che resta della natura di Utah e Arizona.

Pubblicato nel 1975, quando il dibattito ambientale era infuocato, The Monkey Wrench Gang è diventato un cult.

 

Edward Abbey (1927-1989) filosofo, saggista e romanziere, fu scrittore ecologista dopo aver lavorato per anni come guardia forestale nei parchi nazionali statunitensi. Dopo la pubblicazione di the Monkey Wrench Gang divenne uno dei simboli dell'ambientalismo estremo.

 

 

torna a inizio pagina | home page