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www.filosofia-ambientale.it |
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il primo sito in Italia dedicato alla:
filosofia ambientale: scienza, ecologia, etica, politica e teologia dell'ambiente
Inoltre: Piergiacomo
Pagano "Filosofia ambientale"
Piergiacomo Pagano: "Alla scoperta dell'uomo"
Catherine Stern, "Lo sviluppo ecosostenibile a piccoli passi", Motta Junior, 2006
"L'Africa e le sue voci": recensione alla rivista "Afro", 2008
Vincenzo Cucinotta, "L'ideologia verde. La rivoluzione necessaria", Ediargo, 2008
Pierpaolo Maurizio "Filosofia del non convenzionale, paura e verità", Nova Scripta Edizioni, 2008
Simone Mazzata e Carlo Baroncelli, "Il giardino della Vita", Fondazione Cogeme, onlus, 2007
Dario Giardi, Valeria Trapanesi, "Uomo, Ambiente e sviluppo", Geva Edizioni
Cosimo Quarta (a cura di), "Una nuova etica per l'ambiente", edizioni Dedalo, 2006
Mazzata Simone "Scegliere il cuore, la mia storia con la Natura", Marna, 2006
Giuseppe Pulina, "Minima Animalia – Piccolo bestiario filosofico", Mediando, 2005
Nicola Russo, "La biologia filosofica di Hans Jonas", Guida, 2004
Luisella Battaglia, "Alle origini dell'etica ambientale", Edizioni Dedalo 2002
Mario Manfredi, "Il valore ambiente; Riconoscimento e responsabilità", Schena Editore, 2000
Di Domenico Maria Giovanna "Danzando sull'orlo del mondo" Luciano Editore, 2004
Iovino Serenella , "Filosofie dell’ambiente (Natura, etica, società)", 2004
Marchesini R., Andersen K., "Animal Appeal, uno studio sul teriomorfismo", 2003"
Malavasi P. (ed.), "Per abitare la Terra, un’educazione sostenibile", 2003
Barbieri M., "I codici Organici", 2000, versione inglese 2002-3
Dalla Torre D., "Salvare il creato per una nuova epoca di benessere", 2002
Baricalla Vilma "L'uomo, la bestia, i cieli", Edizioni ETS, 2000
Baricalla Vilma "Leibniz e l'universo dei viventi", Edizioni ETS, 1995
Mortari Luigina "Ecologicamente pensando", Edizioni Unicopli, 1998
Le ragioni di una cultura dell'ambiente, attenta alle relazioni tra mondo umano e mondo naturale non-umano, non hanno bisogno di essere chiarite: sono sotto gli occhi di tutti sotto forma di "crisi ecologica" già da diversi decenni. Nella stagione delle etiche applicate, una riflessione morale su questi argomenti s'impone come una nuova frontiera della vita comune, uno stimolo a rivedere i nostri modelli e stili di vita. Ma il pensiero dell'ambiente non si muove solo sul territorio della morale e del valore. Discipline come la sociologia, le scienze cognitive, la letteratura e la critica letteraria, l'estetica, la storia delle idee contribuiscono a mettere in discussione la struttura della società e il concetto stesso di progresso, offrendo una lettura trasversale del mondo contemporaneo. Con uno sguardo critico panoramico, questo libro cerca di mostrare come l'environmetal debate sia una categoria collettiva per una serie nutrita di dibattiti diversi e come le questioni in gioco siano in realtà portavoci di inattese aperture interdisciplinari. Serenella lovino, ricercatrice, insegna Filosofia morale alla facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Torino. È socia dell'lnternational Society for Environmental Ethics (ISEE) e membro del comitato direttivo della European Association for the Study of Literature, Culture, and the Environment. inserito in filosofia-ambientale.it il 22 dicembre 2004 |
Dalla IIIa copertina La tradizione umanistica ci ha consegnato un'immagine inequivocabile dell'animale come "specchio oscuro" dell'uomo, ricettacolo di tutte quelle impurità di cui l'essere umano doveva in qualche modo liberarsi nel difficoltoso cammino di emancipazione dalla natura. L'esasperazione della differenza e della estraneità dell'animale, nonché la tendenza ad appiattire la pluralità degli animali in un'unica categoria forzosamente omogenea sono stati i fondamenti della nostra cultura antropocentrica e autarchica. In realtà l'uomo si è sempre avvalso dell'alleanza culturale con il mondo animale, che gli ha fornito ulteriori strumenti di conoscenza e un vasto dizionario di modelli a cui ispirarsi. Gli animali hanno esercitato un forte appeal sull'uomo informando gran parte della sua produzione culturale ed entrando in modo attivo nei processi stessi di conoscenza. Non è più un tabù pensare che proprio attraverso l'ibridazione con l'animale l'uomo ha raggiunto le sue vette e che esiste un debito rilevante nei confronti della vasta galassia del non-umano. inserito nel web il 21 giugno 2004 |
"(. ..) L'impatto che le manipolazioni genetiche potranno avere nel mondo è straordinariamente ampliato da due strumenti ugualmente nuovi e potenti: uno strumento tecnico" rappresentato dall'informatica (che fornisce la possibilità di catalogare ed utilizzare le nuove conoscenze di genetica), ed uno strumento legislativo rappresentato dalle nuove leggi sui brevetti. Queste leggi, equivocando sul significato della parola invenzione, consentono di brevettare i prodotti delle manipolazioni genetiche, consentono dunque a chi si è arrogato il brevetto di riscuotere "diritti d'autore" su tutta la discendenza dell'organismo modificato. Esse consentono, in altre parole, la "privatizzazione" di ogni forma di vita esistente sul pianeta, pianta o animale, e sono la causa di una rapidissima diffusione dei "prodotti" transgenici (o geneticamente manipolatO, dovuta agli interessi economici legati al brevetto. Le conseguenze di un simile processo investono non solo la salute e l'ambiente (secondo Jeremy Rifkin, noto studioso americano, vi sarà nel secolo entrante una "Seconda Genesi" del pianeta), ma anche l'economia, la politica, il benessere di uomini ed animali, i rapporti sociali del mondo intero. È contro questa terribile alleanza tra grandi poteri industriali e scienza, è contro un'irresponsabile diffusione degli OMG (organismi modificati geneticamente) nel nostro pianeta che il libro di Stefano Cagno intende battersi: con approfondimento e competenza, con chiarezza espositiva e con passione, al fine di consolidare i primi non trascurabili successi che la campagna del Comitato Scientifico Antivivisezionista, di cui egli è uno dei più attivi esponenti, ha da anni ottenuto." dalla Prefazione di FULCO PRATESIinserito nel web il 26 aprile 2004 |
Dalla IV copertina: “La terra può ancora accoglierci, può offrire un terreno fecondo per le nostre radici”, per l’espandersi “sostenibile” dell’umano nell’aria pura che spira nelle altezze del cielo, nella regione aperta dello spirito? |
Dalle copertine: Un'opera pluridisciplinare che riprende il cammino evolutivo della storia e sottolinea, al contempo, la rilevanza di un rinnovamento in ambito storiografico. La storia dell'ambiente, o ecologia storica, non studia solo le azioni umane nel passato, né analizza unicamente le condizioni naturali e culturali che hanno influenzato l'uomo e che l'uomo ha, a sua volta, influenzato. Al contrario, uno dei suoi principa-li obiettivi è il divenire di tutti i fenomeni naturali. |
Si tratta di un'antologia di scritti di autori famosi tra cui P.W.Taylor, H. Jonas, Holmes Rolston e altri Dalle copertine: Nel corso di questi ultimi decenni, 1'ecologismo ha prodotto una serie di studi in vari campi del sapere, dai lavori degli studiosi di scienze naturali sull'impatto ambientale delle diverse forme dell'intervento umano alle riflessioni dei giuristi sull'ancoraggio istituzionale dei «diritti» della natura, dalle analisi delle politiche ambientali alle ricerche sulle motivazioni psicologiche e sulle giustificazioni morali di quello che potrebbe essere definito un «agire ecologico». Proprio su quest'ultimo aspetto si concentra-no i contributi raccolti in questo volume, il quale presenta un' ampia gamma di prese di posizione sulle diverse ragioni di tipo metafisico, religioso, prudenziale o trascendentale-comunicativo, che potrebbero essere addotte per indurre una persona - in ultima istanza ciascuno di noi - a optare per un comportamento rispettoso della natura. |
Il mondo in cui viviamo è sicuro? Il futuro del genere umano è in pericolo? Che cosa dire della qualità della vita sul pianeta Terra? Come si può gestire, in maniera eco-compatibile ed efficace, il massiccio sviluppo tecnologico degli ultimi due secoli? Che cosa si può fare, affinché le problematiche ambientali non contribuiscano a dilatare ulteriormente il divario che separa il mondo sviluppato dal terzo mondo? Come si possono gestire democraticamente le questioni ambientali, senza rischiare di scivolare, da un lato, in forme deresponsabilizzanti di fatalismo e, dall'altro, in decisionismi eco-dittatoriali di natura antidemocratica? Come si vede, le questioni ambientali presentano legami stratificati con molteplici dimensioni dell'agire umano, dalla scienza, alla politica, all'economia, alle relazioni socio-culturali. Per questo stesso motivo, la loro analisi e le strategie di soluzione (o almeno di contenimento) richiedono un approccio scientifico, che sia rispettoso della complessità delle questioni e, al contempo, riesca a far convergere in maniera costruttiva le competenze e le conoscenze di diversi ambiti disciplinari. Queste le meditazioni proposte dal recente volume curato dal ricercatore fossanese Roberto Franzini Tibaldeo ed intitolato Un mondo insicuro. Prospettive di etica dell'ambiente (L'Arciere, Dronero 2003, atti del convegno omonimo tenutosi il 25 novembre 2001 a Fossano e organizzato dal Centro Studi sul Pensiero Contemporaneo dell' Associazione Culturale Marcovaldo di Caraglio), che raccoglie contributi filosofici, scientifici, sociologici, giuridici ed economici intorno a tematiche di natura ambientale. Gli interventi concordano sostanzialmente nel delineare la necessità di trattare la questione ambientale in un'ottica interdisciplinare, prestando attenzione a questioni quali: la definizione della nozione di ambiente, in vista di una sua efficace tutela legislativa (articoli di Paola Lombardi e di Luca Davico); la delineazione di nuovi paradigmi conoscitivi che sappiano far fonte alle complesse questioni ambientali (si veda il saggio di Silvio Funtowicz); l'indicazione di nuove strategie e modalità di gestione politica e di "governance" (articolo della sociologa Bruna De Marchi); la necessità di ripensare i fondamenti filosofici della riflessione intorno alla nozione di ambiente (si veda l'intervento di Giovanni Maddalena); la necessità di reperire efficaci strumenti legislativi per gestire preventivamente problematiche ambientali e per sanzionare le loro eventuali violazioni (si vedano gli interventi dei giuristi Marco Di Lullo e di Marco Toscano); infine, la delineazione delle condizioni irrinunciabili affinché i limiti ambientali, da meri vincoli allo sviluppo economico, possano al contrario diventare fattori di incentivazione di uno "sviluppo umano sostenibile", in grado di governare la globalizzazione (saggio dell'economista Paolo Conversi). L'idea-guida interdisciplinare che caratterizza Un mondo insicuro può rivestire il duplice ruolo di introduzione alle questioni di etica dell'ambiente e, insieme, proporsi come punto di partenza per ulteriori approfondimenti.
Dalla IV copertina: UN MONDO INSICURO Prospettive di etica dell'ambiente Le questioni ambientali presentano legami stratificati con molteplici dimensioni dell'agire umano (scienza, politica, economia, relazioni socio-culturali) e sono uno dei punti di osservazione privilegiati per comprendere la complessità del mondo contemporaneo. Il rischio ambientale, connesso al massiccio utilizzo di tecnologie produttive, rende di grande attualità il dibattito etico sulle condizioni minime per una buona qualità della vita sul nostro pianeta. Tale dibattito è però contrassegnato da notevoli difficoltà legate all'incertezza intrinseca di questi argomenti, problemi che la scienza ha sempre tentato di risolvere riconducendo il reale ad un modello matematico-quantitativo incaricato di ridurre e semplificare le questioni. E se, invece di considerare incertezza e complessità alla stregua di ostacoli da rifiutare, si tentasse di mostrarne la fecondità scientifica ai fini sia di una comprensione più approfondita della realtà, sia dell'individuazione di efficaci strategie di intervento su di essa? Questa idea di fondo, emersa con singolare nitidezza dal confronto interdisciplinare degli autori dei saggi contenuti in questo volume, può rivestire il duplice ruolo di introduzione alle questioni di etica dell'ambiente e proporsi come idea guida per ulteriori approfondimenti. agosto, 2003 |
Ecco finalmente un libro in cui si tratta un argomento che è alla radice dei guai del mondo e che sembra diventato tabù da più di vent’anni: la mostruosa sovrappopolazione umana che affligge la Terra. Quasi nessuno più ne parla. Perché? Il libro è scritto con taglio giornalistico e in modo scorrevole: si legge velocemente ed è utilissimo per richiamare il problema. Se non cessa al più presto l’aumento della popolazione, ogni proposta è solo un palliativo provvisorio. Non solo, ma già oggi sei miliardi di umani sono troppi e non ci stanno sulla Terra, che non si trova in situazione stazionaria, cioè non può funzionare così per un tempo indefinito. Sei miliardi di persone possono vivere solo per un periodo transitorio, e neanche troppo lungo, perché vivono “divorando” il Pianeta. Lo sviluppo non può essere una soluzione, almeno se lo si intende come aumento del fluire dei beni attraverso il processo produrre-vendere-consumare; anzi, lo sviluppo aggraverà i problemi della Terra. Gli Autori sono entrambi giornalisti e ripropongono nel libro alcuni articoli pubblicati da qualche quotidiano sull’argomento in questione. Viene richiamato più volte il fatto – a prima vista sorprendente - che neanche i più accesi contestatori del “sistema” mettono in evidenza che la causa prima dei guai è la sovrappopolazione: anche per loro l’argomento è tabù! Vale la
pena riportare dal testo il seguente brano: Nel libro non vi sono considerazioni di tipo scientifico, ma sono riportati numerosi dati quantitativi a sostegno delle affermazioni degli Autori, che tuttavia mantengono come sottofondo filosofico una posizione completamente antropocentrica, non attribuendo alcun valore “in sé” al mondo naturale. Tutto è riferito soltanto all’umanità, e non viene evidenziato che anche questa è una delle cause dei guai. Il
testo termina con queste parole: Guido Dalla Casa |
Dalla IVa copertina: La società dell'informazione offre grandi opportunità, ma presenta anche molteplici difficoltà, tra queste il divario "tra chi sa" e "chi non sa"; ponendo così il problema dell'esclusione. Una soluzione può essere l'incremento della cultura della relazione per passare da "una società di subordinati" a "una società di associati". Una forma associativa sorta negli anni '90, la Banca del Tempo, si inserisce in questo scenario aggiungendo - alle forme d'azione nello "spazio pubblico" e nello "spazio privato" - una nuova forma d'azione, quella in uno "spazio comune". Qui individui, gruppi e culture hanno la possibilità di interagire alla pari e non solo di “integrarsi”. Le Banche del Tempo e i sistemi di scambio non monetario liberano una parte del tempo della vita e soprattutto fanno capire che nella sostanza il tempo "non è denaro", capovolgendo così la forzatura ideologica dell' economicismo moderno. Un progetto locale, dunque, per "finalizzare la proposta soprattutto verso l' orizzontalità dei rapporti interindividuali e intersoggettivi", abbozzato, in itinere o presente a macchia di leopardo in varie parti del mondo, come testimoniano i saggi affidati a Internet da ricercatori e divulgatori che operano e studiano nei loro rispettivi sistemi di scambio locale riportati nell' ampia appendice. Dal catalogo BFS edizioni Argomenti Abstract Paolo Coluccia è dottore in pedagogia e ricercatore sociale indipendente, è stato animatore di un progetto di Banca del tempo in provincia di Lecce. E’ uno dei più noti e attivi studiosi italiani di interazione, scambi sociali e banche del tempo. Oltre ad alcuni saggi in varie riviste ha pubblicato: La Banca del tempo. Un’azione di reciprocità e di solidarietà, Bollati Boringhieri (2001); La cultura della reciprocità. I sistemi di scambio locale non monetari, Arianna Editrice (2002). |
N.B. Il libro è stato tradotto e pubblicato in inglese dalla prestigiosa Cambridge University Press vedi: http://titles.cambridge.org/catalogue.asp?isbn=0521531004 Questo libro è consigliato a tutti, ma in modo particolare ai biologi. Dopo averlo letto vedranno la vita sotto un'altra e più ampia prospettiva
Dalla IV copertina: Il codice genetico è comparso sulla Terra con le prime cellule, mentre i codici linguistici sono arrivati quasi quattro miliardi di anni dopo, quando è cominciata l'evoluzione culturale. La biologia moderna riconosce solo l'esistenza di questi due codici, il ché equivale a dire che per quasi quattro miliardi di anni non ne è stato prodotto nessun altro. Questo libro sostiene invece che oltre al codice genetico esistono altri codici organici in natura, e che la loro comparsa non solo è avvenuta durante tutto l'arco della storia della vita ma ha rappresentato le tappe più importanti di quella storia, le tappe che hanno dato origine ai grandi eventi della macroevoluzione. Il libro presenta almeno due chiari esempi di codici organici (trasduzione e splicing) ,e suggerisce che ne esistono molti altri, il ché apre alla biologia un intero nuovo campo di ricerca. Il problema dei codici organici, pertanto, è innanzitutto un problema sperimentale e prima o poi i biologi dovranno fare i conti con questa .realtà. Appena ci si rende conto che i codici organici esistono, però, la natura appare sotto una luce completamente diversa ed è per questo che il libro presenta anche una nuova teoria della vita. Se i codici esistono allora hanno avuto una origine e una storia, e fare a meno di loro nell'evoluzione biologica sarebbe come ignorare le regole grammaticali nell' evoluzione del linguaggio. Ma il libro non si limita a dire che i codici organici esistono. Un altro punto critico è capire perché esistono. Poteva la natura farne a meno o sono ingredienti indispensabili? Per rispondere a questa domanda il libro propone un modello matematico dell'epigenesi che descrive come fa un sistema ad aumentare la sua complessità, e dimostra che ciò è possibile solo se il sistema possiede codici e memorie. Questo permette di concludere che i codici organici e le memorie organiche sono componenti fondamentali di tutti gli organismi viventi, e ciò trasforma radicalmente le nostre idee sulla vita. Il libro, in breve, invita i biologi a prendere atto dell'esistenza dei codici organici e a meditare sulle conseguenze teoriche di questo straordinario fatto sperimentale. Marcello Barbieri è stato ricercatore al MedicaI Research Council di Cambridge (UK), ai National Institutes of Health a Bethesda (USA) e al MaxPlanck- Institut flir Molekulare Genetik a Berlino. Ha insegnato Fisica Medica, Embriologia Molecolare e Biologia Teorica rispettivamente presso le Università di Bologna, Sassari e Torino e attualmente insegna Embriologia all'Università di Ferrara. È presidente della Associazione Italiana di Biologia Teorica e direttore della rivista «Systema Naturae-Annali di Biologia Teorica». vedi: http://www.biologiateorica.it |
Dalla IV copertina: La tesi presentata in questo saggio è una proposta di risoluzione del secolare enigma della coscienza e delle sue domande fondamentali. Secondo questa tesi, i fenomeni coscienti sono il prodotto di una forma di simbiosi apparentemente paradossale: una simbiosi “gene”-“fenotipo” interna all’organismo. Dalla II copertina Per “coscienza” si intende oggi un ampio e variegato insieme di fenomeni, dal pensiero consapevole, ai vissuti emozionali, al sentimento, alle varie sensazioni soggettive come provare dolore o piacere o anche gustare, vedere, udire. Tutti fenomeni che sono vissuti dal soggetto in forma esclusiva e assoluta, cioè non trasferibile in quanto tale all’osservatore esterno. La coscienza è uno dei grandi interrogativi irrisolti. Le discipline attualmente coinvolte nella questione sono molte: filosofia della mente, intelligenza artificiale, psicologia umana e animale, psichiatria, neurologia:. Nel presente saggio, i contributi di queste discipline vengono passati brevemente in rassegna per individuare gli aspetti e le tematiche che specificano il quadro della questione coscienza. La tesi presentata è una proposta di risoluzione globale delle domande fondamentali sulla coscienza: “che cos’è”, “a che serve”, “come funziona” e “qual è la sua origine” nell’ evoluzione biologica. I fenomeni coscienti, secondo questa tesi, sono il risultato di una forma di simbiosi apparentemente paradossale: una simbiosi “gene”- “fenotipo” interna all’ organismo, con scambio di utili fra le unità simbiontiche, dove, in particolare, il “fenotipo” ricava in cambio di sue “prestazioni” nei processi dell’elaborazione comportamentale, dei premi endogeni (percepiti dall’individuo come stati soggettivi, ad esempio, di piacere, di dolore, di gusto, ecc.). Partendo da questo nucleo di concetti è possibile interpretare in modo nuovo le emozioni e il pensiero cosciente e stabilire con più chiarezza quale sia la differenza tra processi consci e processi inconsci e quale possa essere la loro reciproca interazione. E inoltre possibile definire l’“io”, inquadrandolo come il prodotto dell’ evoluzione del “fenotipo” della simbiosi interna, e indicare infine quale possa essere l’origine e la natura del libero arbitrio, secolare questione irrisolta.
Pasquino Paoli, biologo del CNR, si occupa di problematiche evoluzionistiche generali e di analisi dei processi evolutivi e di adattamento in particolari gruppi animali.
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dalla QUARTA DI COPERTINA Dobbiamo rinunciare a qualunque idea o speranza di "miracolo economico"? No. Anzi, dobbiamo perseguirla, oggi più che mai. In campo economico c'è sempre bisogno di una "frontiera", di un progetto "alto", del vagheggiamento di un "miracolo" che ecciti l'immaginario e le energie della gente. Questo nuovo miracolo economico non avrà, non potrà evidentemente assumere i caratteri quantitativi del famoso boom degli anni Sessanta. Dovrà avere, nella sfera della produzione e nella sfera del consumo, quelli qualitativi della sostenibilità ambientale e dell'eco-efficienza, e sarà un "miracolo" nel vero senso della parola, cioè dell'evento prodigioso e provvidenziale che avviene nel momento di massimo pericolo, perché consentirà di arrestare una minaccia di proporzioni gigantesche, che già in misura sensibile avvertiamo tutti: la distruzione della nostra unica casa, la terra. Proprio partendo da questa idea il libro affronta, agilmente, i punti più importanti della sostenibilità, come, ad esempio, le origini filosofiche della crisi ecologica, il ruolo dell'industria, della finanza e dell'agricoltura (Specialmente quella biologica) con il nodo biotecnologie. Soffermandosi in particolare sul tema cristianesimo-economia-ecologia. Con lo scopo di recuperare quel rapporto, non solo metafisico, tra l'uomo e la terra, che ci consentirà di salvare il creato per una nuova epoca di benessere. Danilo Dalla Torre laureato in filosofia svolge attività di consulente di banca. Studioso di temi di etica ambientale ed economica, con particolare attenzione all'ottica cristiana, collabora con la cattedra di Bioetica dell'Università di Urbino. Collabora inoltre con il "Centro Culturale Humanitas" di Conegliano Veneto. inserito nel web nel gennaio 2003 |
Il libro è scritto in linguaggio scientifico, ma risulta di facile comprensione anche ai non-specialisti. E’ forse la prima volta che, dopo alcune premesse e definizioni per la migliore comprensione del testo, viene dimostrato che l’attività produttiva propria della civiltà industriale è impossibile perchè incompatibile con il funzionamento della Terra. La trattazione è condotta servendosi della teoria dei sistemi ed esaminando i flussi di energia e di entropia nei vari sottosistemi interessati, oltre che i cicli delle principali sostanze in gioco. Guido Dalla Casa dicembre 2002 Guido Dalla Casa è contattabile alla e-mail guido1936@interfree.it |
Dalla IVa copertina: Sociologia La crisi ecologica e i rischi globali connessi
alle decisioni delle società della tarda modernità evidenziano che la
relazione fra società Osvaldo Pieroni è professore straordinario di Sociologia dell'Ambiente presso l'Università della Calabria. E' presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Discipline Economiche e Sociali per la cooperazione, lo Sviluppo e la Pace. Tra le sue recenti pubblicazioni: "Tra Scilla e Cariddi. Il ponte sullo stretto di Messina: ambiente e società sostenibile nel Mezzogiorno" (Rubettino, 2000); "Pene d'amore: Alla ricerca del pene perduto. Maschi, ambiente e società" (Rubettino, 2002) |
In questo libro vengono distinti per chiarezza due tipi di ecologia: |
Dalla IV copertina: Un indiano guarda un colono bianco
mentre con il suo aratro sta lavorando nella prateria ancora vergine.
L'indiano, in modo inespressivo, guarda come le zolle vengono spaccate e
rivoltate, con le radici all'aria. Dopo un po' il colono si ferma e chiede
all'indiano: "beh, che ne dici?". L'indiano risponde: "in
superficie c'è la parte sbagliata".
Presentazione dell'Editore Forse qualcuno di voi avrà in mente lo straordinario testo di lvan Illich che in
Italia è stato tradotto dalla Red Edizioni con il titolo "La Convivialità". Michele Vignodelli
è un naturalista esperto in ecologia vegetale ed etnobotanica. Michele Vignodelli è contattabile alla e-mail michele.vignodelli@iol.it |
Dalla 4a copertina Nelle dieci interviste-conversazioni di cui si compone il volume, Jonas riflette sui grandi problemi della bioetica con un linguaggio sintetico e accessibile. Commento: Utili riflessioni di un filosofo, interessato ai grandi temi della bioetica e del rapporto uomo-natura, che ha osservato con sguardo attento e critico i profondi mutamenti avvenuti nel secolo appena concluso. Stimolanti le riflessioni, tante le questioni aperte, ma pochi i consigli pratici e vaghe le indicazioni concrete. Michele Cardaropoli, settembre 2002 |
Dalla 4a copertina Sono qui raccolti in modo piano e con ricca esemplificazione concreta i risultati della riflessione che i due autori conducono insieme da anni nell'ambito del Comitato per l'uso razionale dell'energia (CURE). Commento: Molto interessante per l'approccio concreto ai problemi affrontati e per la capacità di cogliere i reali impedimenti e di indicare valide alternative alla loro risoluzione . Scritto in modo semplice e con l'imparzialità politica che contraddistingue (o meglio, dovrebbe contraddistinguere) ogni scienziato, dovrebbe avere la massima divulgazione possibile in modo da ben indirizzare tutti coloro che lavorano nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, svegliare le coscienze assopite di chi riposa sul guanciale del consumismo e responsabilizzare chi ha il potere di cambiare le cose (mi riferisco ai politici di ogni colore!). Michele Cardaropoli, settembre 2002 N.B.: leggi l'interessante dibattito sul termine "fondamentalista ambientale" |
Dalla IV copertina: Nel corso della storia l'uomo occidentale ha affermato progressivamente il suo dominio sulla natura. Tale percorso è stato sostenuto da una filosofia che ha concepito l'uomo come unico essere dotato di ragione e quindi come creatura privilegiata, qualitativamente superiore agli altri viventi. Nella tradizione antropocentrica della cultura occidentale l'intera creazione viene ad essere finalizzata unicamente al bene dell'uomo. E' la filosofia stoica che, con la sua visione gerarchizzata del mondo, ha contribuito, forse più di altre, ad accentuare la distanza tra l'uomo e gli animali. A fianco di questa esaltazione dell'essere umano, si è affermata la visione di una natura meccanizzata e materializzata, strumento ed oggetto ideale di manipolazione. Dal Seicento, con l'esaltazione baconiana del progresso tecnico e con l'affermársi della visione cartesiana, il destino della natura sembra infatti segnato: appiattita nell'uniformità del congegno meccanico, essa perde, al suo interno, ogni differenziazione qualitativa e ogni caratterizzazione. Questa concezione, che ha indirizzato e diretto lo sviluppo della civiltà occidentale, non è stata tuttavia incontestata. Pur vittoriosa nel corso della storia, ha incontrato voci di critica e di dissenso, Il presente volume è dedicato a queste voci alternative. Fra le tante filosofie e possibilità, di cui è ricco il bagaglio della cultura occidentale, qui, grazie al contributo di vari studiosi, ne sono state segnalate alcune. |
Le rivoluzioni informatica e biotecnologica dell'ultimo ventennio hanno modificato profondamente la nostra vita quotidiana e parallelamente la chiave di lettura di molti aspetti dell'essere biologico: la nascita, la morte, ma altresì la salute e il modo di vivere il proprio corpo. Nuovi modelli esistenziali e nuove estetiche si affacciano così sul proscenio del XXI secolo determinando slittamenti di significato nell'interpretazione dei processi in atto e nella definizione delle coordinate di orientamento. Si profila una condizione post-human di cui il libro analizza le sorprendenti modalità e i possibili sviluppi. Superando un'ontologia improntata sulla purezza essenzialistica e sull'autarchia culturale dell'uomo si sta affermando una nuova visione del concetto di umanità fondata sulla contaminazione con l'alterità non-umana. La perfusività dell'innesto biotecnologico, l'orizzontalità del bio-realm inaugurata dall'ingegneria genetica, la connettività dei supporti tecnologici resa possibile dalla miniaturizzazione dei sistemi informatici e la sempre maggiore bio-compatibilità di interfaccia sono solo alcuni dei tratti attraverso cui si va delineando il profilo post-human. D'altro canto l'avvento di alcune acquisizioni di avanguardia come le nanotecnologie, l'ingegneria proteica, la bio-computing, l'utilizzo delle cellule staminali fanno dell'uomo un frutto ibrido in continua trasformazione e ridefinizione. In questo senso ci stiamo avviando verso una nuova stagione della poietica umana che trasforma radicalmente il concetto di hybris, da atto che offende l'essere umano a momento centrale della stessa ontogenesi. Roberto Marchesini, 5 maggio 2002 Roberto Marchesini (Bologna, 1959), esperto di zooantropologia, è autore di molti studi e articoli sull'etologia, la bioetica, la pedagogia e la didattica ambientale. |
La Hertz affronta, nel suo libro, il ruolo delle multinazionali nella società moderna. L'argomento, oggettivamente complesso, richiede un approccio che non si può esaurire nel dominio economico e politico, coinvolgendo anche, e soprattutto, l'evoluzione dei rapporti sociali e dell'educazione civica. Tuttavia la Hertz si limita a descrivere, più che ad analizzare, lo stato di fatto dell'economia mondiale, pur facendo frequenti, ma brevi, ragionamenti sulla sua influenza nel mondo politico. E' ormai noto che le grandi società, chiunque ne sia il proprietario e comunque siano organizzate, abbiano sempre esercitato un'enorme influenza sulle amminsitrazioni con cui sono venute a contatto. Ed è anche acquisito che queste relazioni non sono una novità degli ultimi due secoli. Si pensi per esempio al ruolo della Compagnia delle Indie nella colonizzazione del Sud-Est asiatico. O, per tornare ancora più indietro nel tempo, si rifletta sul peso delle corporazioni di allevatori (in un ruolo non molto dissimile dagli odierni sindacati) nella recinzione delle terre in Inghilterra nel XIII secolo, primo atto al mondo di privatizzazione di beni dello Stato. Non dovrebbero quindi stupire le manifestazioni di potenza da parte delle multinazionali nei confronti di numerosi Stati, anche molto sviluppati. Così come non è la prima volte che insiemi di persone, organizzate in vari modi, si alleano per boicottare interessi di tali proporzioni. Nondimeno la Hertz non sembra molto interessata ad approfondire le cause, né le conseguenze, di una tale organizzazione sociale, quanto piuttosto a descrivere i rapporti fra il potere economico delle multinazionali e la politica. Massimo Esposito 18 marzo 2002 |
La mucca è probabilmente uno dei primi animali che vengono in mente ai bambini, e non solo. Ma quanti bambini hanno mai visto una mucca, e soprattutto quanti bambini sanno che la fetta di carne che mangiano praticamente tutti i giorni è in realtà un pezzo di mucca? La domanda è in se stessa retorica e ipocrita e non meriterebbe neanche di essere ripetuta, se non fosse che Rifkin riesce a mostrare, con dati precisi e argomenti convincenti, come l'industria della carne abbia fatto tutto ciò che era nelle sue capacità perché si venisse a creare una dissociazione netta fra il bovino che tutti conosciamo, o pensiamo di conoscere, e il pezzo di carne che viene mangiato continuamente. Ripercorrendo velocemente, fin dai primi passi, la storia della comunione fra l'uomo e il bovino, Rifkin mostra come questo legame, inizialmente mistico, si sia nel tempo snaturato, fino a portare alla sua completa dissoluzione dei nostri giorni. I legami più antichi fra uomo e bovino sono però solo accennati, così come è solo abbozzato il ruolo del bovino nelle culture che si sono sviluppate al di fuori degli Stati Uniti. L'autore ha preferito soffermarsi sostanzialmente sulla storia moderna e contemporanea della relazione uomo-bovino, dalla conquista del west ad opera delle vacche (più che dei cowboy) alla nascita della prima catena di montaggio, e quindi della seconda rivoluzione industriale, nei macelli di Chicago (da cui Ford rubò l'idea per applicarla alla propria azienda), dall'impoverimento, causato anche dai bovini, dei paesi in via di sviluppo alle distruzioni ambientali provocate dai pascoli e dagli allevamenti. Tutti gli argomenti adoperati da Rifkin sono dettagliatamente documentati, e i dati forniti sono difficilmente contestabili. L'obiettivo principale dell'autore è chiaramente mostrare lo stato di fatto dell'attuale situazione, che vede la cultura della bistecca diffondersi sempre più velocemente e sempre più gravemente, a danno sia dei paesi industrializzati, afflitti dalle malattie del benessere, sia dei paesi in via di sviluppo e sottosviluppati, che sottraggono terre all'agricoltura per alimentare mandrie gigantesche di bovini, mentre le persone non hanno nulla di cui nutrirsi, fino all'ambiente, che vede la distruzione di foreste per far posto ai pascoli e la conseguente estinzione di specie animali e vegetali. Tutto questo per mangiare un hamburger da McDonald's, sempre uguale a se stesso e sempre più il simbolo principale di questa vacca mondiale. Massimo Esposito 11 gennaio 2002 |
Conoscendo la diffusione (nella nostra cultura) del materialismo e del meccanicismo di derivazione cartesiana, siamo portati a credere che nei secoli scorsi l'antropocentrismo fosse la visione preponderante. Il libro "L'uomo, la bestia, i cieli" di Vilma Baricalla ci mostra, invece, che tanti uomini illustri del sei-settecento la pensavano diversamente. Scienziati, filosofi, letterati, in una nutrita schiera di opere, descrivono l'antropocentrismo come una arroganza tipicamente umana. "[...] viene il dubbio", scrive Baricalla, "che la visione antropocentrica null'altro sia che un errore di prospettiva, un'illusione ottica che porta ogni vivente a credere di essere lui il centro del mondo e il fine della creazione". D'altra parte già allora la nostra somiglianza agli altri esseri viventi viene affermata chiaramente dai pensatori più brillanti. Ad esempio, La Mettrie, precorrendo eccezionalmente i tempi, suggerisce di insegnare ad un orang-utan il linguaggio delle parole*. Ma la critica all'antropocentrismo non riguarda solo il confronto con il mondo animale, "L'uomo e la bestia", ma si inserisce anche nel tentativo di immaginarsi un eventuale rapporto con entità extraterrestri che abitano il cosmo. "L'uomo, la bestia, i cieli", come, appunto, recita il titolo del libro. Baricalla parla dei fantastici scritti di Cyrano de Bergerac che, immaginandosi uomo al cospetto di fiabeschi abitanti della Luna e del Sole, deve dissociarsi dal genere umano per non apparire, lui stesso, un essere inferiore. Poiché noi, che consideriamo inferiori gli animali, potremmo essere considerati inferiori dagli extraterrestri. Diversi e profondi erano i pensieri degli uomini del sei-settecento e questi di La Mettrie e Cyrano de Bergerac sono solo un esempio. Nella sua brillante panoramica Vilma Baricalla racconta di altri, scaturiti da menti quali Montaigne o Leopardi, per non citare il tanto ammirato Leibniz di cui si può leggere in un altro interessante lavoro: "Leibniz e l'universo dei viventi". *vedi Pagano P. "Parlare con gli animali", Naturalmente, maggio 2000, pag. 54-61 Piergiacomo Pagano 2 dicembre 2001
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Le filosofie più volte alla natura, sbocciate negli ultimi 30-40 anni, hanno avuto, in passato, rappresentanti che ne hanno precorso il tempo. Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) è sicuramente un pensatore che ha lasciato una enorme eredità critica verso l'antropocentrismo. "Alla visione antropocentrica", scrive Baricalla, "Leibniz ne sostituisce una policentrica: ogni essere è, in tal senso, fine a se stesso e non dipende da altri che da Dio." Sebbene non abbia mai, o quasi mai, espresso un'etica che indirizzasse l'uomo verso un comportamento morale, le idee di Leibniz e il suo sistema di valori, sono fonte di suggerimenti ben precisi. Nel libro "Leibniz e l'universo dei viventi" Vilma Baricalla tratta di come Leibniz concepisce Dio, il creato e l'intima essenza degli abitanti del mondo. Leibniz afferma che le monadi (unità sostanziali, elementi primi della sua metafisica) percepiscono il tutto e sono il centro rappresentativo di tutto l'universo. Esse non sono in relazione casuale fra loro, ma interagiscono in una comune partecipazione per il raggiungimento di un fine universale. L'omogeneità fra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande rende l'universo stesso qualcosa di finalisticamente strutturato. Così, anche gli organismi non sono riconducibili a semplici meccanismi, essi sono dotati di una attività psichica (percezione) anche in mancanza di una riflessione consapevole (appercezione) quale quella umana. Dio permea l'universo compreso il suo più piccolo abitante, la cui distruzione equivarrebbe ad una perdita irreparabile per l'intero universo. Ecco quindi la lezione: "Un uomo, una pianta, un animale vanno guardati non per quelle creature contingenti, limitate, finite che sono, ma per quell'infinito che, consapevolmente o meno, l'anima di ciascun vivente reca dentro di sé." Piergiacomo Pagano 2 dicembre 2001
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“Ecologicamente Pensando” è un libro bello e, soprattutto, interessante. Chi vuole una disamina attenta ed equilibrata delle culture alla base della crisi ecologica non può fare a meno di leggerlo. Il suo scopo non è quello di dare soluzioni -per altro ricette semplici non ne esistono- ma è quello di sviluppare una riflessione profonda del pensiero ecologico nelle sue varie articolazioni. Il problema della crisi ecologica può essere affrontato lasciando intatta la cornice paradigmatica della cultura Occidentale (approccio “tradizionale-riformista”) oppure cercando un ri-orientamento profondo (approccio “innovativo-strutturale”). Luigina Mortari sceglie quest’ultimo. Il compito è difficile e complesso. Ecco allora che Mortari passa al setaccio critico le idee dell’approccio strutturale dove “si profilano correnti di pensiero con una precisa e consolidata identità ideologica” tralasciando ad altra sede una disamina dell’environmental ethics e dell’environmental philosophy perché di natura teoretica e, a parer suo, perché si mantengono lontane dall’indagare le più ampie implicazioni culturali. In sostanza, nel 1° capitolo Luigina racconta il dibattito filosofico nato attorno alla crisi ecologica partendo dall’approccio degli ecologisti profondi (deep ecologist); nel 2° affronta il lato spirituale sintetizzato nel pensiero della “spiritual ecology”; nel 3° ricerca le cause sociali della crisi ecologica sondando quella che Murray Bookchin chiama “social ecology”; nel 4° affronta le problematiche sviluppate dall’ecofemminismo; nel 5° descrive i tentativi della radical ecology di integrare le differenti prospettive della deep ecology (che crede nel bisogno di un nuovo rapportarsi con la natura) e quelle della social ecology (la quale ritiene che la crisi ecologica sia una conseguenza delle ineguaglianze sociali nel mondo). Nel 6° e ultimo capitolo trae le somme della rassegna critica cercando di individuare i punti principali per affrontare una adeguata formazione ambientale. Da questo studio approfondito l’autore trae due considerazioni principali: Innanzitutto bisogna comprendere appieno l’importanza dell’analisi critica e del pensare attorno alle questioni metafisiche. Le affermazioni descrittive, sostiene, esercitano un forte potere normativo, sono cioè capaci di indirizzare i comportamenti così come è obiettivo di norme e leggi. Da questo ne segue che “La metafisica precede l’etica e si situa, quindi, alle radici di una tradizione culturale”. Inoltre, secondo Mortari, la crisi ecologica poggia le basi su una crisi noologica. Così scrive: “l’inquinamento materiale si sostiene su un inquinamento che, oltre che più invisibile, è anche più potente, perché è all’origine di quello materiale: è l’inquinamento della cultura, nel senso che il degrado ambientale ha i suoi presupposti in una forma di inquinamento dell’ambiente noologico.” Cosa fare dunque? Se, oggi più che mai, c’è un grande bisogno di “aver cura della mente” e di una giusta educazione “a pensare i propri pensieri” allora “un luogo fondamentale per la formazione ambientale viene ad essere il laboratorio ecologico del pensare” deputato all’apertura delle menti ed atto a coltivarvi prospettive differenti. “… è essenziale dedicare tempo al pensare intorno alle ‘questioni considerevoli’ perché il farle oggetto di un’intensa attenzione è condizione del pervenire a tratteggiare una propria versione del mondo, e quindi un proprio luogo cui attingere i criteri per abitare la terra”. La ricerca dell’eco-saggezza, di cui tutto il libro è impregnato, porta alla conclusione che non si tratta di possedere una teoria del tutto o di guadagnare la misura definitiva delle cose, ma “nel coltivare la disposizione a conversare, sia nella sua funzione decongelante rispetto ad ogni ideologia sia nella sua funzione costruttiva del ‘fare mondi con parole’, e soprattutto mantenere aperta la conversazione fra i vari punti di vista con l’audacia di indirizzarla sempre verso nuove direzioni”. Pochi sono gli appunti che si possono fare al libro di Luigina Mortari. La mancanza, nell’introduzione, di una ampia traccia per seguire i capitoli di cui è composto costringe il lettore ad uno sforzo in più per capirne la struttura. Inoltre, alla fine, manca un indice tematico (e, perché no, un piccolo glossario) tanto utile per muoversi più facilmente all’interno del testo. Sono, questi, piccoli accorgimenti già usati da tempo nella stesura dei testi scientifici ed ora estesi nel mondo anglosassone anche ai saggi umanistici. Sono, comunque, peccatucci veniali che non intaccano minimamente il valore del libro che resta fra i più interessanti nel panorama italiano.Recensione di P.Pagano 18 luglio 2001
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Dalla IVa copertina: Se si presuppone la presenza di un disegno ordinato nella natura, il paesaggio montano appare come un'irregolarità, come qualcosa di difficile da spiegare dal punto di vista scientifico e da giustificare dal punto di vista teologico. Per molti secoli il paesaggio montano è stato un luogo non interessante scientificamente, ed esteticamente non significativo. Le montagne sono apparse a lungo come delle "disuguaglianze" rispetto a un ordine creduto perfetto e statico, come imperfezioni o deformazioni della crosta terrestre, loci horridi, inutili, infecondi e pericolose barriere all'azione dell'uomo. Solo a partire dalla fine del Seicento e poi lungo il Settecento, il pensiero moderno porta con sé una sensibilità nuova che contempla l'elemento selvaggio e irregolare come esteticamente fornito di valore e scientificamente interessante. Attraverso lo studio e l'osservazione diretta, l'ambiente montano diviene un grande laboratorio all'aria aperta, un luogo cruciale, proprio in quanto "disordine", dove le diverse ipotesi sull'origine e la formazione della terra e del cosmo vengono messe alla prova. L'ordine naturale appare sempre più complesso, quanto più da vicino esso è conosciuto, e ciò spinge gli scienziati ad accettare l'idea che anche la natura ha una storia e dunque si trasforma. Contemporaneamente essa sembra svelare una nuova e più moderna forma di bellezza - il sublime - che rivaluta gli elementi dinamici e anche distruttivi, trasgredendo così le regole dell'estetica classica. Questo studio vuole mostrare il modo in cui avviene tale passaggio di sensibilità rispetto al paesaggio montano, che è alla base dell'atteggiamento contemporaneo nei confronti della natura, attraverso l'analisi di testi di filosofi come Shaftesbury, Leibniz, Rousseau, Kant, Hegel, di scienziati come Burnet, Vallisnieri, Buffon, Scheuchzer, Volta, de Saussure, Alexander von Humboldt, e di poeti e scrittori come Haller, Goethe, e i romantici.
Paola Giacomoni insegna Storia della Filosofia presso l'Università di Trento. Ha pubblicato, oltre a molti articoli e interventi a convegni: Formazione e trasformazione. Forza e Bildung in W.v.Humboldt e la sua epoca, Milano, 1988, Le forme e il vivente. Morfologia e filosofia della natura in J.W.Goethe, Napoli, 1993, Classicità e frammento. Georg Simmel goethiano, Napoli, 1996, Immagini del corpo in età moderna (a cura),Trento, 1994, Femminile e maschile tra pensiero e discorso (a cura), Trento, 1995 Pensare la natura dal Romanticismo all'ecologia, (a cura), Milano, 1998.
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Titolo originale: The Monkey Wrench Gang, 1975
Si tratta di un romanzo, un romanzo che ha fatto epoca ed ha ispirato una frangia di ambientalisti radicali: Earth First! (il punto esclamativo è d'obbligo). Un medico, la sua infermiera nonché fidanzata, un reduce specializzato in demolizioni, un mormone con tre mogli: questa è la "Monkey Wrench Gang" la banda di ecosabotatori decisi a salvare, costi quel che costi, quel che resta della natura di Utah e Arizona. Pubblicato nel 1975, quando il dibattito ambientale era infuocato, The Monkey Wrench Gang è diventato un cult.
Edward Abbey (1927-1989) filosofo, saggista e romanziere, fu scrittore ecologista dopo aver lavorato per anni come guardia forestale nei parchi nazionali statunitensi. Dopo la pubblicazione di the Monkey Wrench Gang divenne uno dei simboli dell'ambientalismo estremo.
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